18 ottobre 2011: Modà live al Mandela Forum

Dall’estenuante vita in provincia alla perdita dell’innocenza, fino all’approdo nel mondo delle major.

Così, il curriculum artistico dei Modà: uno degli ultimi fenomeni del pop-rock nostrano. Il gruppo milanese sarà di scena al Mandela Forum di Firenze, martedì 18 ottobre (inizio ore 21). Quindi, Viva i Romantici: no, non è un’esortazione dal sapore vintage; bensì il titolo dell’ultimo LP del quintetto lombardo. L’album che li sta guidando in tour su e giù per lo stivale, senza sosta.

L’importanza della dimensione live

Per i Modà, infatti, la dimensione-live è stata (ed è) parte integrante della propria musica. DNA non scindibile dal resto. Impronta digitale (e musicale) di riconoscimento. Come altri gruppi italiani consacratisi nei bui anni-zero, anche i Modà annoverano un passato prossimo colmo di concerti in luoghi ed occasioni più disparate; col minimo comun denominatore della passione a (sor)reggere il tutto. Self-made band. Per dirla in inglese, lingua che si presta meglio di tutte a sintetizzare concetti e storie in poche parole.

Compromesso tra mainstream e circuiti indipendenti

Insomma, i Modà non sono la solita novella-pop nazional-popolare: e, nonostante il nome, nemmeno l’ultimo hype modaiolo. Sono l’esempio di come passione, rilettura di tradizioni e suoni classici potranno sempre produrre risultati apprezzabili. Senza fingere o ammiccare troppo alle scene d’oltremanica. Onestà (di composizione) alla ribalta. La classe operaia va in paradiso? Senza scomodare Elio Petri, un po’ troppo, diciamo che – a volte – esistono discrete vie di mezzo. Compromessi fra mainstream e circuiti indipendenti (o indie, per i più cool).

Rock nazional-popolare

Ecco, questo pare l’habitat naturale della specie. L’habitat dei Modà. Nonostante – ultimamente – qualche collaborazione abbia fatto orientare l’ago della bussola verso l’oceano ultra-melodico del pop italico; col rischio concreto di affogare in un mare pieno di melassa, anzichè di sale. Ma è proprio ascoltando Viva i Romantici che certi dubbi vengono allontanati dal piacevole vento dei Modà. Un caldo libeccio, più pop che rock: sul solco dei primi Negramaro e Le Vibrazioni. C’è chi – fra la critica – li ha chiamati i Coldplay italiani: questione di paragoni azzardati (molto, troppo).

In chiusura, per chi non soffre di esterofilia compulsiva, sottolineiamo come sia ancora possibile – in questo paese – trovare la propria via musicale, la propria maturazione, senza particolari stratagemmi o bizzarrie di sorta: quella di un semplice pop-rock nazional-popolare, di cui questo disco è la perfetta rappresentazione. In medio stat virtus?