Berlino, Ich liebe Dich!

Berlino è una città contraddittoria, spesso difficile da capire e sconvolgente per il suo continuo trasformarsi.

Berlino monito per l’umanità, melting pot di culture e di razze. Metropoli a misura d’uomo e città dagli innumerevoli centri. Lasciatevi trasportare tra passato e futuro, feste techno e romanticismi, in una città che vi sembrerà  l’enorme set di un film.

Berlino libro aperto sulla storia del mondo. Nessuna città come questa ha vissuto più intensamente la storia: divisa per 38 anni da un muro – simbolo di separazione e odio fra i popoli -, rinasce a nuova vita, rinnovandosi totalmente. Architetti come Sir Norman Foster, Renzo Piano, Helmut Jahn, Arata Isozaky, Richard Rogers, Frank O. Gehry e molti altri hanno ridisegnato il profilo della città.

A Potsdamer Platz una straordinaria copertura ovale, costituita da una struttura di cavi d’acciaio e vele di tessuto che sembrano fluttuare nel cielo, è stesa sui quattromila metri quadrati del forum centrale del Sony Center.

Dal cinema IMAX vengono proiettate immagini in 3D che modificano in continuazione l’aspetto della piazza, la DG Bank racchiude un auditorium a forma di testa di cavallo, la Lehrter Zentralbahnhof (la nuova stazione centrale), con i suoi sette piani è la stazione ferroviaria più grande d’Europa; la futuristica cupola in vetro del Reichstag ideata da Foster simboleggia la trasparenza parlamentare.

Ma Berlino non è soltanto questo. La metropoli sulla Sprea offre molto di più sotto innumerevoli punti di vista, tanto che l’esuberanza architettonica non è che la punta dell’iceberg di una rinascita globale – politica, economica, artistica, culturale – che ha investito negli ultimi anni quella che è diventata la più giovane capitale europea.

Berlino diventa melting pot, crogiolo di razze, città di cultura che ha “più musei che giorni di pioggia”, Haupstadt der Nacht, capitale della notte: Berlino fa tendenza con i suoi innumerevoli locali, discoteche, punti di incontro spesso illegali, dove tutto è lecito, effimero, contrastante.

Gli artisti squattano e trasformano i quartieri, che diventano di tendenza, e carissimi. Le linee vertiginose e i progetti visionari e spettacolari rappresentano uno sguardo sul domani che verrà. Berlino contro-New York; Berlino glamour, più di  Parigi, con i suoi infiniti negozi, flagship store, grandi magazzini, botteghe d’avanguardia, o mercatini vintage.

Berlino, più di Londra, per le sperimentazioni musicali: mental groove, abstract, apocalyptic, trance e gabba, sono generi che nascono e muoiono in continuazione, e la nuova generazione dei dj che ruotano attorno ai rave berlinesi lavora sulla contaminazione dei suoni, indifferente a generi e definizioni. Elettronica e rock anni ottanta si incrociano, il punk fa da padrone, il dark impazza: fusion è la parola d’ordine.

Ma anche Berlino metropoli a misura d’uomo, dove migliaia di famiglie, turche magari, fanno il pic- nic domenicale nel parco del Tiergarten, dove si può vivere in centro pagando affitti decenti, o prendere il sole nudi nei parchi, o anche andare a casa alle due di notte senza alcun problema. Berlino composta da “Kiez”, termine slavo che indica la zona in cui si abita, che non è semplicemente quartiere, ma è il luogo in cui  ci si conosce, dove si può chiacchierare stando in piedi all’angolo della strada, uscire in pantofole per comprare il pane, trovare la kneipe o la chiesa sotto casa.

Stanca della retorica dell’eterno rinnovamento, accanto alla tradizionale vena trasgressiva prende forma una quotidianità addomesticata. Finiti i tempi della Love Parade e delle deviazioni a tutti i costi, o forse semplicemente le trasgressioni non stupiscono più, e in realtà Berlino non cerca di essere qualcos’altro, ma è semplicemente la città insolita, un po’ malinconica, dei film di Wim Wenders.

foto scattate da Giulia Fonnesu, marzo 2010