Spettatori inesperti: 5 cose da non fare a teatro

A teatro si sta “composti” o perlomeno si evita di disturbare gli altri. Ma quali sono le cose che un bravo spettatore non deve assolutamente fare?

Basterebbe cercare di stare in silenzio e godersi lo spettacolo. Soprattutto sarebbe il caso di farlo godere anche agli altri. Certi comportamenti trascendono dal rispetto e sono il risultato di abitudini di cui non ci si riesce a liberare.

Parlare a telefono

Direte: alquanto banale. E invece no, alla maggior parte delle signore (in netta percentuale rispetto ai signori) è capitato almeno una volta di rispondere al cellulare nel bel mezzo di uno spettacolo. Proprio ieri sera al Teatro Verdi di Firenze era in scena Sogno di una notte di mezza estate a cura dei noti comici di Zelig. Mentre i quattro protagonisti si dibattevano nelle loro schermaglie amorose, una voce in platea esclama: “Rossana”. Era una donna sui 50 anni che discuteva animatamente al telefonino con la figlia (o la nipote). Alla fine della chiamata, almeno 10 minuti tra sussurri e alzate di volume improvvise – la signora non era brava a modulare la voce! – la persona accanto esclama, anche lei con tono abbastanza incurante del resto del pubblico: “Ci sei riuscita?”. Chissà se i vicini di poltrona sono stati in grado di seguire lo spettacolo, o hanno “gentilmente” aspettato che la donna finisse di parlare.

Mangiare

Addio care patatine e cari pop corn tanto gustati al cinema. Si preferisce, per rispetto degli attori che sono in scena dal vivo, consumare le proprie leccornie all’esterno della sala. Magari qualche fortunato seduto nei posti sui palchi potrebbe fare eccezione, ma poi finirebbe per disturbare i momentanei “coinquilini” con il proprio ruminare. Inoltre il personale del teatro non dovrebbe permetterlo: altro rischio, infatti, è quello di gettare i resti proprio contro gli interpreti. Chi non ne avrebbe voglia nei casi in cui sono davvero penosi? Ma c’è un altro motivo recondito: rispetto per gli altri spettatori che, correndo allo spettacolo delle 20.30/21 ancora, non hanno cenato e, vedendo mangiare, sarebbero colti da un languorino tutt’altro che leggero, finendo per infischiarsene dell’opera a cui stavano assistendo.

Tossire

Ebbene sì. Può sembrare una follia, ma il consiglio più sincero è: uscire fuori. In caso di tosse, infatti, gli spettatori abituè diventano alquanto isterici, perché sanno già come andrà a finire! Proprio nel momento culminante della scena, magari quando un nodo intricato della trama si sta sciogliendo, alla frase risolutiva del dramma, un povero ragazzo raffreddato avverte un piccolo solletichino alla gola. Vorrebbe a tutti i costi fermarsi, ma comincia a tossire senza sosta. A quel punto occhi scandalizzati lo guardano nel buio della platea. È una legge matematica: a teatro la tosse non si riduce ad un colpo, ma a due, tre, quattro, cinque, non c’è sciroppo che tenga… e il contagio è veloce e immediato. Fino alla conclusione dello spettacolo si ascolterà un “coff coff” continuo giungere da tutti i lati dell’edificio. Una vera epidemia.

Fare foto

In effetti non tutti sanno che fare foto dalla platea quando è in corso uno spettacolo teatrale è altamente sconsigliato. Non c’è un divieto vero e proprio e solo in alcuni casi alla voce “spegnere i cellulari” si aggiunge anche “è vietato fare foto”. Eppure di rado in platea qualcuno fa foto, a meno che non sia della troupe. Il personale del teatro, gli attori, il regista e, soprattutto il fotografo di scena, non lo apprezzerebbero. Ci sono attori poi che ne rimangono parecchio infastiditi. Lo spettacolo è un’opera d’arte, come tale non può essere oggetto di riproduzioni amatoriali e non ufficiali. C’è una specie di copyright. È come quando nel museo vietano di fotografare La Primavera del Botticelli, nessuno si chiede il perché. Inoltre esistono persone pagate appositamente per fare ottime foto di scena: non è il caso di “rubare loro il mestiere”.

Dormire

Scontato? Non tanto. Ci sono persone (in questo caso la percentuale è più alta negli uomini) che trovano le poltrone dei teatri il luogo migliore dove schiacciare un pisolino. Spesso accade agli abbonati che vanno a vedere gli spettacoli solo per abitudine, o per darsi un tono, ma succede anche ai lavoratori che giunti alle 10 di sera sono KO e, per noia o per stanchezza, non riescono più a tenere gli occhi aperti. Poco male, quando accade al buio e in silenzio. E invece ogni spettatore, almeno una volta, ha ascoltato, in una pausa scenica di grande suspance, il ronfo di un altro spettatore sicuramente meno attento. La situazione è imbarazzante quando a dormire è lo spettatore in prima fila, specie nei teatrini più piccoli dove è ben visibile anche dal palco. Non ci sono dubbi che alcuni spettacoli siano meglio di un sonnifero, ma in quel caso: meglio posizionarsi nelle ultime file e non russare.