Casanova non è un Don Giovanni

Buon compleanno Casanova. Per tutti è il seduttore per eccellenza, in realtà fu anche un avventuriero, un massone, una spia, un letterato, un drammaturgo. Nasceva il 2 aprile 1725.

La sera del 29 ottobre del 1787 al Teatro degli Stati di Praga va in scena l’ultima opera di Amadeus Mozart, si intitola Don Giovanni. La prima di quest’opera buffa è un grande successo, il pubblico di Praga acclama a gran voce Mozart e Lorenzo Da Ponte, l’autore del libretto. Fra gli spettatori, forse per un caso del destino, quella sera in sala seduto in platea ad applaudire c’è anche un veneziano, l’uomo che del mito settecentesco era stato l’incarnazione più ammirata e straordinaria: Giacomo Casanova.

È sceso dal suo oscuro ritiro nel castello di Dux in Boemia per assistere all’ultima fatica dell’amico Da Ponte, “una specie di Casanova in sedicesimo”. Secondo qualcuno avrebbe partecipato alla scrittura del libretto. Altri sostengono invece che Da Ponte si sia ispirato a lui per scriverlo. 

Don Giovanni narra le avventure del più grande rubacuori del mondo, l’uomo in grado di avere più di 10 donne in una notte sola. Ma il personaggio di Don Giovanni è un’invenzione letteraria, un mito popolare.  Noto sulle scene già da secoli, da Tirso de Molina in poi la storia di Don Giovanni  ha affascinato i Commedianti dell’Arte, Cicognini, Molière, Acciaiuoli e l’elenco potrebbe ancora continuare.

È la rappresentazione dell’amatore irresistibile, il playboy capace di sedurre in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Di Don Giovanni si scrive, la sua storia la si vede a teatro, la si legge sui libri. Casanova  invece è un uomo che scrive di teatro, che va teatro a vedere il Don Giovanni appunto. Ma anche la vita reale di Giacomo diventerà un mito e finirà con l’essere rappresentata sulle scene.

Quando assiste al Don Giovanni, l’attività amatoria di Casanova è cessata da tempo. Ha trascorso gli ultimi anni a lavorare come bibliotecario nel suo esilio in Boemia, lontano dalla sua Venezia dove era nato il 2 aprile del 1725. Annoiato, squattrinato e solo, noto per le sue doti di brillante conversatore, per essere un grande viaggiatore, ma soprattutto per essere stato un inguaribile seduttore: le sue avventure sessuali destano scandalo.

Si è soliti definire Casanova un Don Giovanni. Niente di più errato. I due personaggi sono antitetici.   Don Giovanni seduce, accumula donne da aggiungere al suo “catalogo”. Le possiede per il gusto di esercitare il proprio fascino, una volta che la vittima si è concessa, si dilegua, abbandonando il letto ancora caldo di sesso. Sfida Dio, è attratto dalla morte, finge di convertirsi, è un burlador.

Casanova si guadagna rapidamente la reputazione di amante straordinario. Contesse, negozianti, sarte, damigelle incinte e inquiete, monache e addirittura un’orgia con un gobbo. Nessuna di queste relazioni dura più di qualche mese. Da qui la fama di donnaiolo. Ma le donne sono partecipanti consenzienti spesso pronte a rischiare tutto. Per lui essere un gentiluomo significava trattare l’amante come una sua pari. Il suo segreto non risiede nelle sue performance erotiche, ma nel suo credere in un’idea molto moderna: non considerava il sesso solo un atto fisico.

A differenza di Don Giovanni, Casanova crede che fare l’amore sia la cosa più pura e più nobile che due persone possano fare. Per lui un incontro galante deve essere un’unione, una fusione di tutte le esperienze umane. L’intimità e il piacere reciproco sono i pilastri delle sue relazioni. E Giacomo che in passato è stato giudicato un donnaiolo egoista, dagli studi moderni risulta un pioniere della rivoluzione sessuale. Rispettava e ammirava le donne, le trattava come sue pari intellettualmente e moralmente.

Per quanto possa sembrare paradossale Casanova, a modo suo, fu un precursore del femminismo. Questi due libertini, tra mito e realtà, hanno in comune l’aver avuto molte donne: Casanova le ha amate tutte. Don Giovanni nessuna.