Silvia Paoli al Teatro Puccini con Livia, l’intervista

Silvia Paoli, attrice e autrice teatrale fiorentina arriva al Puccini di Firenze il 2 Febbraio col suo apprezzatissimo spettacolo ”Livia”.

Non ama definirsi giovane attrice, e probabilmente ha ragione. E’ un’attrice affermata, fiorentina di nascita e nell’animo, ma con esperienze sparse per l’Italia e l’Europa. Guidate da un’unica passione: il teatro. Dove sarà protagonista finalmente anche a Firenze, il 2 Febbraio, con uno dei suoi spettacoli di maggior successo portato in tournèe per tutta l’Italia: Livia.

Lei è Silvia Paoli: 37 anni, originaria di Campi Bisenzio (tiene a precisarlo), perchè: ”Fare le medie lì, è stato un po’ come farle nel Bronx: ti forma a tutto. Ne sono orgogliosa”. Reduce da successi come l’ultimo, salace spettacolo Bucce, continua nella sua attività che è anche la sua passione da sempre: gli spettacoli teatrali.

Scritto e ideato da Silvia Paoli e messo in musica da Francesco Canavese, Livia è uno spettacolo che rivela la natura umana immersa e nascosta nelle pieghe del quotidiano. Una prova istrionica, che poggia su un’interpretazione-monstre con 17 diversi personaggi in scena (dai 3 agli 80 anni). Con un solo obiettivo: esorcizzare e sorridere delle persone e delle personalità che affollano la società, e in cui ci mimetizziamo ogni giorno.

silvia paoli - livia

Nel fare questo, Silvia Paoli ci rivela come: ”Anche se pare bizzarro, non ho mai inventato niente. Le situazioni sono reali, anche le più assurde, prese dalla realtà che ci circonda tutti i giorni. Il posto dove prendo più ispirazione per i miei personaggi, è l’autobus. Perchè non bisogna aver paura della banalità, spesso è lì che si trovano i personaggi migliori”. Un reale aggancio con la realtà, che passa anche dal perfetto tratteggio dei diversi linguaggi quotidiani.

Autrice, attrice affermata ma sempre alla ricerca di nuove esperienze. Anche perchè Firenze è la sua città, ma non il suo centro di formazione: ”Amo Firenze. Sono cresciuta qui, ma dopo il liceo Machiavelli e la tesi da discutere, sono entrata all’Accademia Paolo Grassi di Milano: 3 anni meravigliosi. Poi esci, pensi di spaccare il mondo e… la realtà è tutt’altra”.

Rimanendo professionalmente in certi territori, la strada a Firenze si fa dura. E ci svela che per continuare a pagare bollette: ”Ho fatto di tutto: lavorare come cameriera in centro, la hostess e anche i traslochi. Poi ho capito che non avevo le physique du role” (per i traslochi, confermiamo). E’ così che inizia a viaggiare e ad incontrare produzioni indipendenti all’estero (Spagna); lavorando anche nell’ambito della lirica. E continuando autonomamente a scrivere le proprie opere.

SILVIA PAOLI - LIVIA

In chiusura, andando oltre lo spettacolo e parlando della realtà di oggi e di Firenze ci confida: ”Ho 37 anni, ne dimostrerò forse meno, ma basta con la storia che in Italia fino a 40 anni siamo fanciulli. E’ una cosa che non sta in piedi e che esiste solo qua da noi. Firenze? O la ami, o la odi. Personalmente la amo, perchè è forse l’unica città che riesce sempre ad emozionarmi. Ma ci sarebbero alcune cose da migliorare: ad esempio, una mentalità diffusa un po’ da bottegai -nel nostro ambiente- che porta spesso ad una lotta tra giovani e poveri: dannosa”.

Prima di salutarci, ci rivela infine i luoghi preferiti di Firenze: ”Amo San Frediano, l’unico quartiere dove (ri)trovi ancora qualcosa di popolare: vero. Mi piace e frequento la Citè. E, infine, adoro Piazza della Passera e i suoi dintorni, dove trovi ancora qualche bar d’un tempo. Un’unica cosa: ci vorrebbero prezzi più popolari. Lo so, chiedo troppo”. Beh, stavolta probabilmente sì.