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Bucce, il tabù dell’età: Silvia Paoli in scena al Teatro di Cestello

Dal 7 al 9 dicembre arriva in anteprima nazionale al Teatro di Cestello uno dei monologhi più lucidi e dissacranti del panorama teatrale italiano: Bucce, di Silvia Paoli.

Scordatevi il solito spettacolo teatrale in cui (ri)trovare grandi classici del passato e rassicuranti soggetti. Anche questa è una delle anime di Bucce, uno dei soggetti-shock dell’intera stagione teatrale 2012-13. Scritto e intepretato dalla fiorentina Silvia Paoli, con le musiche di Francesco Canavese per la regia di Andrea Macaluso.

Uno spettacolo che per una sera lascia a casa la finzione, portando in scena sei figure femminili e un bambino, ovvero sette differenti ritratti della società contemporanea incentrati sull’ossessione al femminile dei Tempi Moderni: il tabù dell’età. In tutte le sue sfaccettature, in ogni sua grottesche contraddizione. Grazie ad un maniacale lavoro prima sociologico e poi autoriale. In bilico tra commedia amara ed istrionico reportage è un spettacolo che mette a nudo i ”mostri” a cui un po’ tutti ci avviciniamo.

BUCCE silvia paoli firenze

Ambientata ad una veglia funebre, è in realtà un’operazione di storytelling di ampio respiro con una messa in scena neutra, ma allo stesso tempo ricca di schegge di fiorentinità: dai dialoghi alle caratterizzazioni, passando per parte dell’ambientazione.

Le bucce come metafora attuale: le bucce – ciò che in natura protegge dagli agenti esterni – nella società contemporanea il corpo: involucro inesorabilmente segnato dallo scorrere del tempo, dalla vita. E’ da qui che si sviluppa il concetto di invecchiamento come non accettazione dell’età. La giovinezza ad ogni costo come delirio edonista degli anni zero. I ritratti portati in scena dall’ottima e istrionica Silvia Paoli sono sopratutto questo: un vis à vis con le proprie ossessioni personali.

bucce - silvia paoli

Tra insospettabili donne di mezza età che non riescono più a trovare un posto nella società – troppo “giovani” per essere vecchie, troppo vecchie per essere “giovani” – il soggetto, partendo sempre da storie reali, si sofferma senza sconti su tutti gli strati sociali contemporanei: dalla minorenne che sogna il seno nuovo per la maggiore età, all’anziana alla disperata ricerca di un posto al sole nella realtà quotidiana che la cancella. O la ghettizza.

In un paese in cui lo slogan della più famosa kermesse al femminile è ”la bellezza è un talento”, Silvia Paoli prima osserva, scrive e poi ci confessa che ”non bisogna aver paura della banalità”. E Bucce lo dimostra, tra ironia, risate e riflessioni.