Maledetti toscani. Zen Circus live alla Sala Vanni il 15 aprile

Ritorno alle origini per il trio pisano, nuovamente  in giro per l’Italia, stavolta con un busking tour elettro-acustico. Tappa obbligata a Firenze: dopo la Flog, il 15 Aprile sarà il turno della Sala Vanni.

“A chi come noi recita, ma non lo sa. A chi si sente offeso, a chi “finché la barca va”.
Agli uomini di spirito e di volontà,
quanto spirito ci vuole per dar fuoco alla città?”

Per infiammare il pubblico certo a loro basta poco. La graffiante voce di Appino, per esempio, che stride e urla e colpisce. Il basso di Ufo e la batteria di Karim, che lasciano ben poca tregua. I testi, che non concedono indulgenze nel raccontare i vizi del Paese che sembra una scarpa.

Sono questo e molto altro, gli Zen Circus: veristi sfrontati che dipingono con piglio caricaturale un ritratto tragicomico di questa umana, troppo umana commedia; ma anche rocker duri e puri, nella musica e nell’attitudine.

Intento del nuovo tour è proprio quello di andare avanti andando indietro, recuperando le radici da buskers: suonatori itineranti che portano la strada sul palco e il palco sulla strada.

Lo hanno fatto per molto tempo a bordo di un camper del 1978, collezionando chilometri e suonando nei posti più assurdi, prima che il loro inimitabile folk-punk-rock diventasse un marchio di fabbrica. Sistema dei testimoni di Geova: lo descrivono così, questo instancabile approccio “porta a porta”, fan dopo fan.

Tornano a farlo, con gli strumenti acustici violentati per far più casino di quelli elettrici; con il solito stile ironicamente rabbioso, volutamente irriverente. Non hanno perso l’accento, certo non perdono la genuinità.

Una carriera decennale che somiglia ad un live: frenetica nel ritmo e nel susseguirsi dei pezzi, divertente e beffarda nello stile. Per ripassarla, vale certo la pena godersi il rockumentary  che la regista di fiducia Annapaola Martin ha dedicato loro in occasione della ristampa dei primi, deflagranti  album.

Per conoscerli la chiave migliore sta tuttavia ovviamente nelle loro canzoni, che è troppo facile definire politicamente scorrette. Molti li hanno tacciati di volgarità. Certo scandalizzano ancora, questi pisani veraci; non per vezzo, però, nè tantomeno per marketing.

Danno fastidio, questi grilli parlanti muniti di chitarra, basso e batteria: forse perchè non saranno la voce dell’innocenza, ma certo sono quella della realtà. Dissacranti e sardonici, ma dannatamente reali. Come le loro liriche.

Ma d’altronde “che importa se coloro che ci voglion male, italiani e stranieri, e muoion di rabbia e d’invidia sol se apriamo la bocca, stimano cosa da beceri, da piazzaioli, da trippai, da bighelloni, da pellai, questa nostra antica, meravigliosa, sboccata libertà? Gran virtù dei toscani, quella d’esser sboccati.”

Curzio Malaparte avrebbe approvato.