claudio giudici

Chi è Claudio Giudici, presidente di 4390 Taxi Firenze

Lui è Claudio Giudici, 37 anni, fiorentino, presidente di 4390. Storia di un tassista con sede in Via dello Steccuto arrivato in prima pagina del Financial Times.

Un professionista che non si ferma, un fiorentino che ha fatto di impegno, curiosità ed innovazione le proprie stelle polari: Claudio Giudici, presidente di 4390 – Taxi Firenze, è sopratutto questo. Eletto presidente di una delle più importanti compagnie di taxi fiorentine, si è subito affermato grazie ad un approccio moderno al mondo della mobilità: trasparenza, sostenibilità ambientale e nuove tecnologie in primo piano. Applicate ai taxi.

Con uno sguardo alle metropoli più all’avanguardia nel mondo in fatto di trasporti e servizi per la mobilità, Claudio Giudici ha iniziato la sua attività con una laurea in Scienze Giuridiche nel curriculum, accompagnata dalla passione incondizionata per il proprio lavoro. Un giovane professionista che ha messo faccia e idee in primo piano, arrivando nei più importanti talk show italiani (leggi Servizio Pubblico) e in prima pagina sul Financial Times di Londra. Col lavoro costantemente in primo piano.

Numerose le iniziative e le innovazioni introdotte dal presidente di 4390 al mondo dei taxi. Un uomo che rimane visceralmente legato alla sua città, Firenze, come solo ogni fiorentino può essere. Una città vissuta caoticamente ogni giorno per le strade, nel plenum del traffico cittadino; in una quotidianità fatta di lavoro, frammenti di facce, strade e storie che si intrecciano.

Ed è proprio il rapporto umano lo zenith che Claudio Giudici ha (ri)portato al centro della policy di un’attività fondamentale: dalle iniziative in favore dei bambini del Mayer alle giornate di apertura della sede operativa per i bambini delle scuole medie; dalle app gratuite all’organizzazione di maratone di beneficienza per le strade di Firenze.

Alla base di tutto, l’attaccamento di un fiorentino per Firenze. Tratto imprescindibile per un professionista refrattario a parlare di sé, ma che lascia parlare il proprio lavoro.