Azienda Agricola Vigliano. Viticoltura di qualità sulle colline di Firenze

Nell’Azienda Agricola Vigliano i fratelli Lorenzo e Paolo Marchionni guidano l’azienda di famiglia. Con attenzione e ricerca della qualità e dell’eleganza, senza compromessi.

A pochi chilometri dalla cupola del Duomo, sulle prime colline a sud ovest di Firenze, nello splendido territorio di San Martino alla Palma, archetipo forse di quel paesaggio toscano così unico e conosciuto nel mondo, si trova Vigliano, un’azienda agricola che esprime lo spirito di questa città, ovvero l’ attenzione e la ricerca della qualità e dell’eleganza, senza compromessi.

Qui i fratelli Lorenzo e Paolo Marchionni guidano, oramai da oltre 15 anni, l’azienda, che prima di essere tale fu la scelta di vita, alla fine degli anni ’70, della loro famiglia che qui si è trasferita a vivere, dalla città.

Parafrasando la terminologia viti-vinicola potremmo dire che ognuno dei due fratelli ‘conferisce‘ alla cantina la propria passione e, soprattutto, le proprie competenze specifiche. Qualità queste che si riflettono nella filosofia produttiva e nella identità aziendale, tutte orientate al perseguimento di ambiziosi traguardi qualitativi. Obiettivi che nel corso degli anni hanno reso questa piccola realtà vitivinicola molto conosciuta e apprezzata in Italia e all’estero grazie anche alle ottime recensioni e punteggi della critica di settore, su autorevoli guide e riveste nazionali ed internazionali.

I 6 ettari a vigna di Lorenzo e Paolo Marchionni, gestiti e condotti con la consulenza dall’agronomo Andrea Paoletti, uno dei massimi esperti mondiali di fisiologia della vite, sono in conversione all’agricoltura biologica (da quella integrata), quindi con pratiche agronomiche che escludono l’uso di pesticidi e prodotti di sintesi.

La produzione è rappresentata da RossoVigliano e da L’Erta, declinato quest’ultimo in due versioni di rosso e una di bianco. Il primo è un vino fresco e immediato, a prevalente base Sangiovese, con un buon carattere e un’ottima beva, vinificato in acciaio e con un breve passaggio di una parte soltanto in barrique e tonneau di secondo e terzo passaggio, prima dell’affinamento in bottiglia. L’Erta è invece un vino più importante e strutturato, a base di Sangiovese Grosso e Cabernet Sauvignon, adatto ad occasioni ed abbinamenti più importanti, grazie ad una maturazione più lunga, solo in legno (tonneau e barrique). Nelle annate particolari, le migliori, la produzione di Vigliano si arricchisce di selezioni di grande interesse, come L’Erta Sangiovese vinificato in purezza. Infine L’Erta Chardonnay rappresenta una piccola produzione in bianco che proviene da un solo ettaro di vigna: una piccola sfida tra le sfide, in terra di grandi rossi.

Il vino non è fatto di sole uve, ma anche di passione e cuore, di carattere e sfide. Per questo i vini di Vigliano sono espressione di uno specifico territorio (le colline fiorentine) e dello spirito di una famiglia, quella di Lorenzo e Paolo.

 

E per farvi meglio comprendere lo stretto rapporto che passa fra la passione ed il “fare vino”, vi proponiamo una breve intervista con Paolo Marchionni.

Cosa ti ha spinto a lavorare nel mondo del vino?

L’amore e la passione per la terra condivisa fin da piccolo, insieme a mio fratello, con nostro padre, medico di professione ed agricoltore per passione. Le prime vigne e le prime vinificazioni e poi pian piano, i primi risultati che davano il coraggio di provare ed osare. Da sempre, quindi, mi sento di far parte, con umiltà e orgoglio, di questo bellissimo mondo.

Quali sono le caratteristiche peculiari della vostra vigna e dalla vostra cantina?

Le nostre vigne sono l’estensione del nostro giardino. Si trovano su di una piattaforma sassosa ed hanno pendenze mediamente del 10-15%. La vigna più vecchia è del 1993, quella più recente del 2002. La prevalenza è del Sangiovese. Abbiamo massimo rispetto per la terra e l’ambiente, facendo la lotta biologica. In cantina i nostri interventi sono ridotti al minimo, cerchiamo solo di valorizzare al meglio l’uva che arriva dalla vigna nel più breve tempo possibile (massimo 1 ora e mezzo dalla raccolta). Facciamo tante piccole vendemmie e vinifichiamo ogni parte in vasce separate. Il nostro intervento si riduce al minimo. Siamo solo maniacalmente impegnati nel far sì che ogni cosa vada per il verso giusto, facendo sempre molta attenzione ai passaggi più delicati: fermentazioni, macerazioni, travasi, utilizzo dei legni, tagli e imbottigliamento.

Una frase per definire i tuoi vini?

Sono la continua ricerca dell’espressione più autentica di un territorio interpretato attraverso un vitigno.

Quale è il vino nel quale ti identifichi di più, e perché?

Mi trovo in difficoltà. I vini rappresentano degli stati d’animo. Per esempio, in questo momento assaggio molto i Riesling d’Alsace. Una cosa è certa: fondamentale è assaggiare, stappare, bere vini di ogni parte del mondo. Annate recenti e vecchie annate. Nuovo mondo e vecchio mondo. Certo, poi, una sosta più lunga nella zona della Borgogna non si disdegna mai…

C’è qualcosa che modificheresti dell’azienda?

L’azienda non è qualcosa di statico. Nemmeno le piante, che sono sempre lì, sono statiche. Ogni anno sono diverse loro ed è diversa l’annata. È partendo dalla vendemmia precedente che portiamo delle correzioni. È un lavoro artigianale il nostro. Organizzazione, competenza e passione…

Quale innovazione apporteresti al mondo del vino ?

Il mondo del vino è piccolo piccolo ma allo stesso tempo va interpretato come un fenomeno globale: le tendenze, i mercati, gli operatori commerciali. È un settore che, negli ultimi vent’anni, ha visto di tutto. Sicuramente noi produttori, per un verso, dobbiamo avere sempre più una visione che tenga al centro la terra e la rispetti e, per l’altro, dobbiamo guardare al mercato. Il mercato inteso non nel senso che “comanda il mercato e noi dobbiamo fare il vino come ci chiedono”, ma nel senso che “dobbiamo avere consapevolezza delle dinamiche del mercato”: essere pronti, conoscerlo; saper raccontare bene ciò che facciamo, come lo facciamo; trasferire emozioni; raccontare la nostra storia, le nostre storie. Solo così riusciremo a rendere il vino uno dei prodotti che, più di ogni altro, racchiude in sè straordinarie capacità evocative: il territorio, la storia e la bellezza di quel territorio insieme a persone, passione e convivialità. Tutti dobbiamo essere consapevoli del messaggio che possiamo portare con il nostro vino: io ne sono orgoglioso.