Le serate lesbiche più famose a Firenze e in Toscana: la nostra intervista a “GoldenGaya”

Sono tre, come quelli dell’Ave Maria: Alessandra, Ilaria ed Eleonora.

Da 4 anni organizzano le feste “GoldenGaya”, ovvero gli eventi lesbici più frequentati a Firenze e dintorni.
Hanno dai 34 ai 26 anni e, quando non organizzano le feste GoldenGaya, si occupano di promozione finanziaria, moda e informatica.
Un terzetto molto eterogeneo che si sta già preparando al prossimo evento: domenica 25 settembre inaugura la nuova stagione di eventi con “We have it golden”, apericena con american bar e live djset nella cornice dell’elegantissimo Angels.

> Cos’è Goldengaya?

GoldenGaya è uno staff che organizza eventi destinati al pubblico lesbico.
Quando GoldenGaya è nata, nel 2008, a Firenze non esistevano serate per sole donne.
In Italia queste serate sono poche, dieci/quindici in tutto, ma pensavamo fosse un controsenso che il capoluogo di una delle regioni più gay-friendly d’Italia non offrisse eventi di questo tipo.
Abbiamo quindi deciso di creare un’opportunità di aggregazione che prima non c’era e portare le donne lesbiche nei locali più belli di Firenze.
Per questo, nel corso degli anni, siamo stati al Central Park, al Rooms, al Costes, al Babylon e quest’anno saremo al Doris e all’Angels.

 

 

> Quali sono le caratteristiche principali di una serata GoldenGaya?

Si tratta di una serata riservata al pubblico femminile, in cui cerchiamo di creare un’atmosfera elegante e accogliente.
Quest’anno proponiamo due tipi di appuntamento: l’apericena all’Angels ogni 3a domenica del mese (inaugurazione questa domenica alle 19) e le serate “disco” ogni 3° sabato del mese al Doris (inaugurazione il 15 ottobre).
Negli scorsi anni, durante le serate, abbiamo allestito diversi tipi di spettacolo: sfilate di moda, tango al femminile, burlesque, body painting, danza del ventre.
Quest’anno durante le serate del sabato la nostra dj resident sarà Federica Baby Doll, nome storico della disco italiana, direttamente dal Cocoricò.
La nostra filosofia è quella di puntare sulla qualità in tutti gli aspetti: belle location, bella musica, ottimi cocktail e buffet di qualità all’apericena.

Cerchiamo inoltre di far sì che i nostri eventi siamo anche un momento di (in)formazione.
Sulla nostra bacheca Facebook pubblichiamo ogni giorno la rubrica “ACCADDE OGGI”, ovvero piccoli spot sugli eventi significativi per il mondo LGBT accaduti in quel giorno: l’obiettivo è creare una maggiore consapevolezza della storiografia del movimento LGBT e delle persone che prima di noi hanno combattuto per i nostri diritti.
Inoltre, all’inaugurazione di questa domenica metteremo anche a disposizione sui tavoli alcune copie di Tetu, la principale rivista LGBT francese, che abbiamo comprato durante un recente viaggio a Parigi.
In questo modo, tra un cocktail e un appetizer, chi partecipa alla festa potrà leggere una rivista difficilmente reperibile a Firenze e farsi un’idea di cosa succede nel mondo LGBT d’oltralpe.

 

> Una serata per sole donne: perché? Non bastavano le serate gay miste, con uomini e donne?

Questo è un argomento su cui abbiamo riflettuto molto.
Non organizziamo il GoldenGaya per aspirazioni separatiste, ma per rispondere a delle precise necessità del pubblico e offrire una serata diversa dalle altre.
La maggior parte delle serate miste (gay e lesbiche) toscane sono organizzate da staff gay che conferiscono agli eventi una forte impronta maschile: cubisti uomini, animazione drag, presenza di dark room, una comunicazione tutta improntata al maschile.
Al pubblico lesbico piacciono solitamente altre cose.
Soprattutto siamo convinte che le lesbiche siano stanche di sentirsi una realtà subalterna, una fetta di pubblico a cui dare un privé all’interno di una serata o dedicare un evento una volta ogni tanto.
Esattamente come i gay, vogliono serate in cui essere protagoniste, vogliono un’animazione pensata per loro e una comunicazione che le veda al centro.
Se volessimo poi vederla da un punto di vista matematico, potremmo dire che mentre a una serata mista solo il 40-50% circa del pubblico è lesbico da noi la percentuale sale al 100%.
Raddoppiano quindi le possibilità di trovare donne che condividono lo stesso orientamento sessuale e – perché no – che rientrano nella schiera delle possibili partner.

> Da dove nasce il nome “GoldenGaya”?

Golden viene da Gold, il privè del Central Park dove abbiamo organizzato nel 2008 la nostra prima festa. “Gaya” invece viene dal nome di un portale web che Eleonora gestiva alcuni anni fa.

> Qual è l’età media delle partecipanti alle vostre feste? Sono tutte fiorentine o vengono da fuori?

L’età media varia in base alla tipologia di evento.
Nelle serate in discoteca l’età media è di 23/25 anni circa.
Durante gli aperitivi, trattandosi di una serata più tranquilla, la forbice delle età si allarga e le partecipanti vanno dai 18 ai 45 anni circa.
Per quanto riguarda la provenienza geografica poiché siamo uno dei pochi eventi women only in regione oltre alle fiorentine ci sono anche molte ragazze di Prato e Pistoia, ma anche da Arezzo, dalla Versilia, da Lucca, da Pisa e non è insolito che arrivino anche da fuori regione (soprattutto Bologna, Milano o Roma).

> Cosa ne pensate della visibilità delle lesbiche a Firenze e in Italia?

Prima di iniziare l’avventura GoldenGaya abbiamo lavorato per anni nei principali locali gay toscani.
E’ innegabile che i gay abbiamo maggiore visibilità delle lesbiche, sia a livello locale che nazionale.
Fenomeni “pop” come il coming out di Tiziano Ferro hanno portato la questione omosessuale in primo piano e dato una spinta notevole all’accettazione dell’omosessualità, soprattutto tra i più giovani.
Al contrario, è interessante notare come attualmente non ci siano lesbiche dichiarate nel mondo della musica e dello spettacolo.
Le giovani lesbiche italiane non hanno modelli di riferimento, è un dato di fatto inquietante. Un’intera fascia (consistente) della popolazione non è rappresentata da nessuno.
Quest’assenza totale di visibilità è evidentemente il sintomo di un’arretratezza che è necessario colmare.
Nel nostro piccolo, vediamo che per tante ragazze che vivono alla luce del sole la propria affettività che ne sono ancora tante altre che ci chiedono di rimuoverle dalle foto delle nostre serate perché i genitori o i colleghi non devono sapere nulla.
Finché esisteranno problemi di questo tipo l’integrazione non sarà mai completa e riteniamo che, ad esempio, il coming-out di cantanti molto amate dal pubblico (che sappiamo con certezza essere lesbiche nonostante lo nascondano da sempre) potrebbe essere molto positivo per la percezione del lesbismo in Italia.

> Come giudichi il rapporto di Firenze (intesa sia come popolazione che come amministrazione politica) con il popolo LGBT e viceversa?

Con la Firenze “politica” non abbiamo quasi mai avuto a che fare.
Renzi ha dato relativamente alla questione LGBT alcuni segnali discordanti: da un parte alcuni anni fa ha esteso anche alle coppie omosessuali la possibilità di godere di finanziamenti per l’acquisto di alloggi, dall’altra ha dichiarato che i matrimoni omosessuali e le unioni civili non sono secondo lui necessari.
Ma attualmente se la mia compagna ha un grave incidente e finisce in ospedale io non posso visitarla né starle vicino perché non sono sua moglie né un suo familiare e sinceramente non so se questo si possa classificare tra le cose “non necessarie”.
Per quanto riguarda la popolazione, anche qui direi che ci sono segnali contrastanti.
Sicuramente la situazione è molto più positiva rispetto al resto d’Italia e rispetto al passato.
Le ragazze più giovani, in particolare, sembrano più emancipate e vivono la propria effettività alla luce del sole più spesso che in passato.
Ma sappiamo che non mancano casi di aggressioni o mobbing o abusi nei confronti di donne lesbiche.
Crediamo che sia necessaria un’azione su più fronti: “dall’alto” lo Stato deve fare la sua parte tutelando e promuovendo maggiormente i diritti LGBT. Dall’altro dovrebbero essere gli omosessuali stessi a vivere apertamente la propria vita, senza nascondersi con familiari, colleghi e amici.
Inizialmente questo può avere conseguenze poco piacevoli (aggressioni, mobbing, etc) ma sul lungo termine è l’unica strategia vincente.
Ci piace fare questo esempio: il movimento per i diritti dei neri ha fatto molti progressi rispetto al passato perché i suoi componenti non potevano nascondere il motivo della propria discriminazione (l’essere neri). Hanno dovuto lottare per forza, non potevano evitarlo.
Gli omosessuali hanno invece la sfortuna di potersi nascondere, di poter fingere di essere quello che non sono. Questa possibilità, sfruttata molto spesso, rallenta di fatto il conseguimento dei diritti che ci spettano.

Intervista a cura di Livia Sturlese Tosi
Foto: Niccolò Scelfo