Tòpoi da biblioteca: 4 tipologie di studente fiorentino

Febbraio è un mese grigiastro, il mondo a capo chino, impazzano le maschere e le emergenze neve. Per molti studenti però Febbraio è sopratutto mese d’esami.

Le biblioteche sono le cattedrali della sessione invernale, purgatorio delle giovani menti italiche, e nella fattispecie fiorentine, nel mezzo del cammin delle loro vite. Non si faccia però l’errore di considerare le biblioteche solo come degli ameni luoghi di silenzio e di studio matto e disperatissimo, anzi, la fauna che le popola è molto variegata e pittoresca. Proviamo a stilare un elenco di alcuni dei tipi umani in cui vi potreste imbattere.

L’eterno fuoricorso

È  la vecchia guardia. Si aggira sicuro per gli scaffali osservandoti dall’alto della sua onorata (ed infinita) carriera accademica tirando scappellotti affettuosi ai novellini del primo anno. Conosce la biblioteca talmente bene che a volte gli inservienti più giovani ed inesperti si rivolgono a lui per avere informazioni sulla dislocazione di quel dato volume.

E’ iscritto da così tanto tempo all’Università che la sua matricola è in numeri romani ed ha stretto un rapporto quasi confidenziale con quei due-tre esami che gli mancano. Qualcuno pare esser addiritura stato visto discutere sommessamente con un manuale di Scienza della Costruzioni, come due vecchi amici al bar. Se gli si chiede quando pensa di laurearsi tira fuori sempre la solita battuta del “duemilacredici”, anno dopo anno, in un’infinita ripetizione di un copione ormai polveroso ma sempre efficace.

Luogo di Riferimento: Biblioteca della Facoltà di Ingegneria a S.Marta.

studente fuori corso firenze

L’intellettuale di bell’aspetto

Barbetta incolta e sciarpino indoor è solitamente seduto a gambe accavallate sfogliando il suo libro di poesie francesi tenendo la copertina ben perpendicolare in modo che chiunque passi di lì possa facilmente leggerne il titolo e autore. Se osservato attentamente si noterà che la sequenza con cui volta le pagine è completamente casuale: fisso a pagina 45 per un’ora e mezzo passa poi a pagina 46, 47 e 48 nel giro di una ventina di secondi poi tornare bruscamente a pagina 18, saltando, infine, direttamente alla 231.

La spiegazione di tale comportamente è presto chiara: più che ai versi di Prévert, infatti, il nostro uomo sembra interessato alla popolazione femminile che affolla le sale della biblioteca e mentre distribuisce sorrisi compiacenti in ogni direzione sfoglia in maniera schizofrenica il tomo per dar l’impressione di un effettivo trasporto nella lettura.

Luogo di Riferimento: Biblioteca Marucelliana

Il “Pausa caffè”

La biblioteca è anche luogo d’incontro e socializzazione e il “pausa caffè” rappresenta l’incarnazione di questa idea. Costantemente al bar o alle macchinette ingerisce quantità paurose di caffeina pur di intrattenere conversazione con chiunque. Negli anni la sua capacità oratoria si è sviluppata moltissimo e può parlare di qualunque argomento, dal calcio alla politica estera, dal bricolage alla teoria delle stringhe ma per un tempo non superiore ai sette minuti (cioè quello per prendere l’ennesimo caffè e fumarsi una sigaretta).

Classica la scenetta di lui che arriva, si avvicina al tuo tavolo e tirandonti una pacca sulla spalla come per dire “è dura oggi eh?” ti fa con sorriso sornione: “Pausa caffè?”. Per l’appunto.

Luogo di Riferimento: Biblioteca delle Oblate

Il Pakistano (disoccupato)

Non è propriamente uno studente ma è comunque un pezzo classico di ogni biblioteca che si rispetti. E’ solitamente seduto davanti ai computer dove segue con trasporto programmi in urdu riguardo agli ultimi gossip da Islamabad o gli highlights dell’ultima partita di cricket della nazionale. Divisa d’ordinanza: cappellino da baseball sempre in testa in ironica polemica contro i diktat dello street-fashion statunitense.

Luogo di Riferimento: Biblioteca di Novoli.