Siamo alla frutta. Ecco Vasco, l’ultimo contadino di Firenze

Al numero 192 di via delle Panche abitava Vasco Corti, l’ultimo contadino di Firenze. Due anni fa è stato sfrattato ma ti racconto la sua storia.

L’ho conosciuto ben due anni fa Vasco Corti, l’ultimo contadino di Firenze. Ci siamo incontrati in un momento non particolarmente felice per lui: di lì a poco sarebbe stato sfrattato dalla casa colonica in cui viveva ormai da 83 anni.

Vasco era tra i personaggi di Firenze più conosciuti, almeno nel suo quartiere: Rifredi. Ricordo ancora che quando mi sono ritrovata di fronte al cancello marrone in ferro intagliato in un vecchio muro di cinta al di là del quale sorgeva la sua dimora, ho avuto quasi la sensazione di non essere in città.

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Era come se al numero 192 di via delle Panche, il tempo si fosse fermato. Oltre quel muro si apriva un’oasi verde, un mondo quasi arcaico nel quale Vasco aveva costruito il suo regno fatto di duro lavoro, di stenti – soprattutto negli ultimi anni – e ricordi.

Nonostante fosse in pensione dal ’93, Vasco continuava a coltivare la terra sfuggendo agli sprechi della società moderna. E di moderno Vasco, credimi, aveva ben poco. Dall’abbigliamento – indimenticabile il modo in cui mi ha accolta: t-shirt bianca imbrattata di cibo e grembiule – fino all’ambiente domestico dove regnava un disordine esasperante: arnesi da lavoro sparsi qua e là, bilance arrugginite e tronchi di legno accatastati.

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Fino a qualche anno fa, ad aiutarlo c’era il fratello Dino con il quale condivideva la passione per la terra e l’agricoltura. Poi Dino è morto e Vasco è rimasto solo, ad occuparsi di quella casa. Alla domanda sul perché non si sia mai sposato, Vasco rispondeva con una punta di ironia: “e chi l’ha mai avuto il tempo per le donne?” Eppure, le sue conquiste le aveva fatte. Anche se il lavoro ha sempre avuto la priorità su qualsiasi altra cosa.

Tanto che, fino a qualche giorno prima di essere sfrattato, Vasco continuava a svegliarsi alle 6 del mattino. Grembiule bianco, attrezzi alla mano, piedi nudi e via a lavorare il terreno fino alle 22. Oltre alla frutta e agli ortaggi che questo curioso personaggio di Firenze vendeva un tempo al Mercato centrale, Vasco nutriva una grande passione per le macchine e le moto.

Non solo: ad un certo punto della vita si era pure scoperto abile costruttore. Me ne ha data dimostrazione mostrandomi un carillon realizzato con le sue mani, che custodiva gelosamente in una credenza in cucina. Sapevo che dopo quel giorno Vasco non l’avrei rivisto e che, qualora fossi passata da via delle Panche, al di là di quel cancello delle meraviglie di Vasco ci sarebbe stato solo il ricordo di una giornata indimenticabile.