Pisa merda: storia e origine dei campanilismi toscani

Ogni regione italiana ha le proprie rivalità, ma in quanto a campanilismi la Toscana non teme confronti. Ecco quelli più famosi che ancora non abbiamo smesso di praticare. 

Agosto 2011, direzione Salento. Fuori dal finestrino solo terra arsa con qualche impianto eolico sullo sfondo. Abbiamo già passato Bari, dunque ci troviamo ad almeno 600 km di distanza dalla Toscana. 

La macchina supera uno scalcinatissimo muro a secco in mezzo al nulla. L’epifania dura un attimo, ma è sufficiente per farmi intravedere una scritta a caratteri cubitali: Pisa merda. Una testimonianza concreta di un campanilismo senza confini, che ama la goliardia e sfida persino il caldo torrido della campagna pugliese. 

campanilismi toscani

Scriveva Goethe nel suo celebre Viaggio in Italia: «Qui sono tutti in urto, l’uno contro l’altro, in modo che sorprende. Animati da un singolare spirito di campanile, non possono soffrirsi a vicenda».

Sebbene si tratti di un vizio che corre lungo tutto lo Stivale, i campanilismi toscani restano i più famosi e radicati dell’intera Penisola. Ecco le province che, a distanza di secoli, continuano a soffrire di reciproca insofferenza. 

Pisa e Livorno

Più che un semplice campanilismo, un’espressione proverbiale. Perché, si sa, a Livorno dare del pisano è peggio che offendere la mamma. Un odio atavico e insanabile, ormai fonte d’ilarità per tutte le regioni, dalle origini lontane e spesso sconosciute ai più.

Pisa infatti era ancora una repubblica marinara quando venne sconfitta dai genovesi alla Meloria nel 1284, il celebre scoglio della costa livornese. «T’avessi ’n culo ti caerei alla Meloria» s’inveisce ancora oggi ricordando la rovinosa débâcle.

Complici la politica medicea e il processo d’interramento del bacino di Porto Pisano durante il ‘500, Livorno diverrà il porto principale della Toscana, oscurando per sempre la supremazia marittima di Pisa. Invece di riversare il proprio odio contro Genova, i Pisani preferirono le vicine Livorno e Firenze. Una corrisposta antipatia, che spesso finisce per diventare leggenda. 

Pisa e Lucca

«Meglio un morto ’n casa che un pisano all’uscio ». Secondo alcune fonti questo famoso detto ebbe origine proprio nella Lucca del Medioevo.

All’epoca infatti la zona della lucchesia divenne uno dei principali obiettivi dei saccheggi da parte della Repubblica di Pisa, tanto che un morto divenne preferibile ad un guerriero Pisano sulla porta di casa. Di fronte a questa affermazione, i pisani sono soliti rispondere «che Dio ti accontenti!».

In questa diatriba, l’altezzosa Firenze occupa poi una posizione particolare. Se da un lato Dante definì Pisa vituperio delle genti, al contempo i fiorentini sembrano particolarmente gradire le donne lucchesi. La ricetta della felicità? «Pane di Prato, vino di Pomino, potta lucchese e cinci fiorentino».

Firenze e Siena

Ancora oggi la bella Fiorenza non dimentica «lo strazio e ‘l grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso», sebbene il conflitto risalga al 1260. Fu allora infatti che  si consumò a Montaperti una delle battaglie decisive tra guelfi e ghibellini.

Firenze, a capo della fazione guelfa, venne pesantemente sconfitta dai Senesi e i loro alleati, in uno scontro sanguinoso che dette inizio al dominio della fazione ghibellina sulla Toscana. 

L’acerrima rivalità sopravvive imperterrita, spesso traducendosi in aspri giudizi di valori: «Siena, di tre cose è piena: di torri, di campane e di figli di puttane». Come cani e gatti (o meglio, guelfi e ghibellini), anche a oltre 750 anni di distanza. 

Credits foto: Darren and Brad (cover); Fabiogis50; PisaMerda.it