Perché Firenze rende omaggio ad Albert Camus

Non posso non trovare ispirazione in una figura come Albert Camus. Premio Nobel per la letteratura, scrittore e filosofo francese alla perenne ricerca dell’essenziale.

Quell’essenziale che, quando mise piede a Firenze nel 1937 tentò strenuamente di cogliere. Affidando al suo inseparabile taccuino le inquietudini del «deserto interiore».

Nel centenario della nascita di Camus, la città gigliata rende così omaggio al drammaturgo «solitario e solidale», come lui stesso amava definirsi. Solitario perché estraneo dagli altri, solidale nei confronti delle classi più umili dalle quali, tra l’altro, proveniva.

Quello di Albert Camus a Firenze è stato un viaggio catartico, durante il quale lo scrittore ha riconosciuto dentro di sé «il consenso della sua rivolta interiore». Difficile, intricata, che avrà eco in una due giorni il 26 e il 27 settembre.

Prendi carta e penna. Il primo appuntamento – al quale mi auguro di non mancare – si terrà a Palazzo Strozzi alle ore 17.00 e ripercorrerà, attraverso la lettura di alcuni brani de «Il deserto», la figura dell’autore; mosso da quel neoplatonismo che, al pari dei maestri fiorentini, cercava proprio a Firenze come linfa del suo pensiero filosofico di cui i suoi scritti sono impregnati: Lo straniero, Caligola per citarne alcuni.

Albert Camus è stato anche a Firenze

Sempre il 26 settembre alle 21.30, non perderti la proiezione del film di Amelio, «Il primo uomo», tratto dall’omonimo libro, pubblicato postumo, di Albert Camus. Il 27 settembre alla stessa ora l’omaggio si sposta nelle stanze dell’Istituto Francese dove, leggo, si discuterà del pensiero controverso dello scrittore.

Prevedo giornate intense. Con un finale degno del personaggio Albert Camus: la passeggiata camusiana alla quale lo scrittore dedicò pagine visionarie ed intensissime. Il 27 settembre alle 11 preparati ad attraversare il Giardino di Boboli fino al Forte Belvedere.

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