Oh icché tu dici? 3 espressioni fiorentine che in italiano non si dicono

«Spengi il televisore, dammi un bicchiere d’acqua della cannella e passa la granata per terra, vai». Un virgolettato che mi suona naturale ma che nasconde tre espressioni che in italiano non si dicono.

A Firenze, si sa, puoi parlare in forma dialettale lasciando da parte il timore di non essere compreso. Vanto e orgoglio di essere stata la città dell’Alighieri e dell’italiano: de vulgari eloquentia, per citare il Sommo Poeta. Esistono però alcune parole ed espressioni che ogni fiorentino è convinto appartengano all’italiano, ma che, una volta superato il confine delle Apuane o dell’Abetone, lasceranno l’interlocutore di turno con un’espressione sul volto a metà tra una supercazzola mascettiana e l’ascolto di un intero album di Povia.

Spengere

“Via, spengi quì coso!” “Oh, spengi la luce prima d’uscire”. Un grande classico. Un piccolo errore in cui incappo ogni volta: un refuso tramandato nei secoli, dal fiorentino d’antan alla nonna che ti rimprovera. È semplice: in italiano si è diffuso e consolidato il verbo spegnere. Stop. Ma a Firenze la storia e le tradizioni contano e siamo da sempre un po’ conservatori in questo senso. Ed è così che – dal ‘400 in poi – nasce e si riproduce il verbo spengere: strano caso di forma verbale ad urbem. Soltanto a Firenze – dall’ortolano di Sant’Ambrogio alle sedute del Consiglio Comunale – lo sentiamo usare correntemente.

L’acqua della cannella

cannella

Ecco una di quelle espressioni che mi fanno sentire a casa. Insomma, se entri al Bar Marisa e chiedi acqua del rubinetto può darsi che attiri sguardi sospettosi e pure qualche dubbio atavico sulla tua fede calcistica, ma se chiedi l’acqua della cannella non esiste perplessità: sei fiorentino al 100%. E magari pure affezionato ultras viola. Ad ogni modo, la cannella è il nostro passepartout cittadino: dalle parti di Palazzo Vecchio significa rubinetto. Mentre in italiano rimane una gradevole spezia dagli svariati usi, generando così un potenziale corto circuito tra domanda e offerta al bancone di difficile risoluzione.

La granata

granata

“Passami la granata che c’è da pulire!” Una frase del genere – pronunciata dalle parti di Castelvolturno o di Porto Marghera – può portare alla denuncia per tentata strage, con spiacevoli conseguenze sociali. Sostanzialmente una commedia degli equivoci degna di Billy Wilder.

granata scopa

La granata, però, me la ricordo bene: un insieme di mazzi di saggina legati assieme. La versione 1.0 della scopa, antesignana e misconosciuta matrigna del mocio. Ma una volta uscito dal Granducato la situazione cambia. Eccome. In italiano l’unica granata conosciuta identifica un ordigno esplosivo, la più classica delle bombe a mano. E a meno che non tu sia in vena di conflitti esplosivi contro la sporcizia, è bene tenerlo a mente.

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