marco vichi commissario bordelli

Marco Vichi: a tu per tu con il creatore del commissario Bordelli

Fra Boccaccio e il commissario Bordelli, con Firenze sempre protagonista, vi racconto il mio incontro con lo scrittore Marco Vichi.

Riesco a incontrare Marco Vichi in un momento di pausa fra presentazioni di libri a giro per l’Italia e la scrittura del nuovo romanzo sul commissario Bordelli che, promette, dovrebbe uscire in libreria per la primavera 2014.

Prima di parlare del suo personaggio sicuramente più noto, però, voglio chiedergli di raccontarmi qualcosa del suo ultimo lavoro letterario che, già dal titolo, mi è sembrato piuttosto impegnativo: “Decameron 2013” pubblicato per celebrare i 700 anni dalla nascita di Boccaccio.

marco vichi commissario bordelli

“L’idea, che devo a Simone Sacco, un amico archeologo, è stata quella di sostituire la grande peste dei tempi di Boccaccio con la grande crisi economica di questi anni, rubando allo scrittore fiorentino il format delle dieci novelle per dieci giornate. Sono riuscito a mettere insieme 40 scrittori, tutti toscani, e il risultato è questo bel malloppone di 100 novelle…

Il richiamo al Decameron originale, comunque, riguarda solo la struttura complessiva dell’opera, mentre la lingua e le ambientazioni dei racconti sono quelle dei nostri giorni, senza quindi alcun tentativo di riprodurre la letteratura trecentesca”.

Ambientati negli anni Sessanta sono, invece, i romanzi del commissario Bordelli, che senza dubbio hanno fatto conoscere Marco Vichi a un pubblico sempre più vasto.
Insomma: cosa mi dici a proposito del successo di questi tuoi gialli?

“Intanto ti dico di non chiamarli gialli! – mi rimprovera ridendo – Ormai giallista è per me quasi una parola maledetta. Capiamoci: niente di personale con i colleghi che lo sono, ma non ho proprio niente di quello stile. Pensa che i gialli nemmeno li leggo, e i veri appassionati del genere non sono per niente contenti di come evolvono le trame di quei “finti” polizieschi.

Gli omicidi e le indagini che racconto sono solo – come si dice – un pretesto, un’occasione per raccontare vicende umane, per ricostruire quel mondo perduto, così lontano e così vicino al tempo stesso…”

marco vichi commissario bordelli

E arriviamo allora al pezzo forte della nostra chiacchierata: il palcoscenico, l’ambientazione su cui si muove Bordelli. E, quindi, Firenze. La Firenze dei lungarni e dei boschi di Fiesole, delle trattorie e dei bar popolari e dei vicoli del centro. Che città è quella di Bordelli e di Marco Vichi?

“Ho scelto di raccontare la Firenze che ho vissuto da bambino… – mi dice Marco – Una città che aveva altri ritmi, che era forse più lenta e più semplice, ma in cui si respirava davvero un clima di fiducia e di speranza. Certo, la guerra era passata da appena vent’anni, ma l’idea di poter costruire il proprio futuro come qualcosa di migliore per sé e per la società, era qualcosa di tangibile, di concretamente realizzabile…

Oggi trovo, purtroppo anche nella nostra città, che tutto rischi di diventare più banale, scontato…come se fossimo indirizzati su binari da cui non ci è possibile uscire.
Sicuramente nella Firenze in cui vive Bordelli c’era più confusione, ma anche, soprattutto, più fantasia.

marco vichi commissario bordelli

Prima di chiudere, e forse anche per non lasciare troppo spazio alla malinconia, mi ricordo di una discussione che suscitò su TeladoioFirenze un altro mio articolo sui racconti di Marco Vichi.
Ma la Trattoria da Cesare, di Totò, cuoco fidato di Bordelli, esiste davvero o è invenzione letteraria?

“Certo che esiste! Quando ero bambino era una delle osterie preferite di mio padre e anche per questo ho voluto menzionarla fra i luoghi dei miei romanzi. Oggi, però, credo ci sia un ristorante cinese”.

E per respirare ancora l’aria di quella cucina e di una Firenze un po’ diversa di qualche anno fa, non resta allora che immergersi fra le pagine del commissario Bordelli e dei racconti di Marco Vichi.

Credits foto: Hidden Side (cover); Torre.Elena (Marco Vichi).