Il tipo da concerto dei Baustelle

Circa una settimana fa i Baustelle sono tornati a suonare a Firenze per la gioia dei vecchi e dei nuovi fan.

Ma come si presenta il profilo del tipico ascoltatore che potreste incontrare a un concerto della band senese? Proviamo a tracciarne un breve identikit.

Il nostro uomo si trova solitamente nell’oscurità del fondosala, con la camicetta slavata, i pantaloni stretti dai colori pastello e il drink in mano, pastello anche quello, non sia mai un cromatismo troppo acceso. In alcuni casi veste un cappello calato sapientemente sulla fronte, un po’ per rendere il tutto più arty, un po’ per nascondere i capelli che non si lava da giorni.

Intanto con le palpebre semichiuse e l’espressione rilassata di chi della vita ha capito tutto osserva vacuamente il palco ancora deserto. La posizione è sempre di tre quarti in modo da tenere sotto controllo sia lo show sia il pubblico femminile presente ed offrire i suoi lineamenti da maledetto del pop alla vista delle donzelle. Quando la band attacca a suonare non si scompone troppo, accenna un applauso ma senza troppo entusiasmo, d’altronde è un amico intimo del gruppo ( =conosce uno che lavora in un bar dove una volta Bianconi ha preso un decaffeinato freddo).

Poi, mentre i pezzi scivolano via, inizia ad assumere un’aria sofferta, rapita, a tratti estasiata, sempre da tosto comunque, tentenna la testa come dire “sì,sì” quasi a conferma che quel Re/La/Si bemolle era proprio lì dove doveva essere.

Nel momento clou del concerto si dimena, stringe i pugni, scuote, finge di strapparsi i capelli, porta le mani al cielo e nuovamente lancia cenni di assenso (quasi meravigliato a volte: “sì, esatto, questo riff è identico a come lo ricordavo”), finge di suonare la batteria e durante un concitato passaggio sul suo charleston immaginario ti colpisce in faccia con un gomito.

Quando tutto è finito si avvia verso la bancarella delle magliette, strette di mano e pacche sulle spalle, no no non compro niente, bella comunque la nuova grafica dei poster, beh ciao allora, esce, torna dopo cinque minuti, ne compra due e infine scompare nella notte fiorentina.