I luoghi della forca a Firenze e perché la tecnologia l’ha soppressa

«Oh, che facciamo? Si entra un’ora dopo? Dai, a questo punto si fa forca». Sono sicuro che se potessero parlare gli atri dei licei e degli istituti fiorentini, bisbiglierebbero queste parole ab aeterno.

Fare forca, come in uso dire dalle nostre parti, non è soltanto una forma dialettale per indicare fughe più o meno pianificate dalle aule degli istituti superiori, è un po’ una palestra di vita: coi suoi riti, i suoi tempi e la sua spensieratezza di fondo.

Un legittimo impedimento 1.0, quando entrare in classe diventava argomento di finissimi dibattiti a metà tra calcolo statistico-probabilistico dell’interrogazione e messa in discussione dello status quo conformista.

E ho scoperto che tutto ciò, oggi, rischia seriamente di scomparire grazie all’avvento di un asettico software dall’animo vouyer. Ed eccoci ai tempi moderni in salsa vagamente orwelliana: da qualche mese alcuni dei maggiori licei fiorentini hanno introdotto un software che segnala la presenza-assenza degli studenti, in tempo reale, ai genitori. Beh, niente di sconvolgente: la tecnologia corre veloce e i suoi svariati utilizzi pure.

Allo stesso tempo, però, ripensando al periodo del liceo mi viene in mente una caotica matassa di anni che ti portano più meno da giocare a nascondino a fumare le prime Philip Morris (e loro cugine truccate), dallo zainetto dell’Invicta ad estenuanti occupazioni di edifici pubblici con l’ingiallirsi delle prime foglie di platano, da sapere chi sono i membri dei Take That a conoscere il testo di London Calling dei Clash. Sostanzialmente, un rito di ingresso nella vita. Un po’ come tante prime volte.

E come ogni rito adolescenziale che si rispetti godeva dei suoi dogmi e dei suoi luoghi. Ricordo giustificazioni al limite della censura, firme più false dei capelli di Antonio Conte che miracolosamente venivano accettate, tra sguardi attoniti e sghignazzate varie. Insomma, dal fare forca ci siamo passati un po’ tutti: padri, figli, zii, cugini, professionisti e non di oggi.

si fa forca

E come scordare i luoghi più gettonati? Da Boboli ai giardini del Dragone, dall’Area Pettini ai Giardini della Carraia, dalle sale biliardo del Gambrinus ai negozi d’ogni tipo in centro, fino alle biblioteche e alle sale giochi, che già indirizzavano pericolosamente moltitudini di minorenni verso l’era del videopoker e del betting in tempo reale.

Perché far forca mica era sempre la stessa cosa. C’era quello della forca strategica in vista del lunedì, la forca di studio alle Oblate o a casa (che finiva spesso male). C’era poi il popolo più ampio, quello della forca e ci rivediamo lunedì. Ovvero: come dare un senso primordiale alla parola week-end.

Quelli della forca nei parchi a scopo squisitamente stupefacente; quelle della forca a scopo shopping preventivo per il giro nel pomeriggio; quelli della forca per tornare a casa abbronzati dalla versione di latino; quelli che sgommavano in coppia in zona collinare lontano da occhi indiscreti; quelli che non potevano perdersi le cannonate di Batistuta ai campini. Eccetera.

Tante, troppe le tipologie e i luoghi sparsi in tutta Firenze e ognuno potrebbe raccontare di forche fuori dall’ordinario. Per questo, non vorrei scadere in un’agiografia della scienza dell’assenza applicata alla grigia professoressa di turno, ma sapere l’esistenza di un software automatico che aggiorna in tempo reale i genitori, toglie un po’ di libertà e fantasia a quella prima forma anarcoide di indipendenza riassunta nel vecchio, caro e fiorentinissimo si fa forca.

Addio vecchia forca, benvenuto scuolanet 2.0. Che a leggerlo così, pare prefigurare uno scenario inquietante a metà fra Anthony Burgess e Terry Gilliam. O forse no, è solo nostalgia.

Credits foto: Beniamino Baj (cover); Stefano Corso (immagine interna).