firenze anni 90 anfiteatro

Firenze vintage in 4 luoghi simbolo degli anni ’90

Firenze e gli anni ’90 in 4 luoghi che, a modo loro, hanno segnato il decennio cittadino.

Dopo lo scorcio sugli anni ’80, fra passioni, cambiamenti, ondate grunge, boom techno, Batistuta&Rui Costa e globalizzazione digitale, ecco 4 luoghi cult delle tendenze sociali di una Firenze anni ’90. Caricate il floppy disk e salvate.

Curva Fiesole

Chi mastica e vive di Fiorentina, o è anche solo simpatizzante, non può non aver sentito almeno una volta il leit motiv: ”Eh, non c’è più la curva di una volta…”. Effettivamente gli anni ’90 fiorentini passarono prepotentemente da qui: dalla curva simbolo del tifo Viola. Furono gli anni dello stadio colmo ogni domenica; con pochi controlli, molta fantasia, tanta passione tinta di bianco-viola e una bolgia costante.

curva fiesole firenze

Un decennio instabile e altamente infiammabile, che vide la Fiorentina finire in B, tornare in A, primeggiare in Italia e sbarcare in Champions da protagonista. La Fiesole rappresentò molto più di una cornice: l’ideale abbraccio cittadino con la maglia gigliata.

E gli anni ’90 – oltre a Cecchi Gori, Bati&Rui e la Coppa Italia al Franchi a notte fonda – fanno rima con i tamburi e le irripetibili coreografie made in Fiesole, a cominciare da quella cult del 1991 fino all’intero stadio nel 1998/99.

Di più: in assenza di luoghi come l’Universale fu anche un crocevia naif di personaggi tra il mitologico e il grottesco, ultras della “vecchia scuola” (come nei migliori film di Scorsese). La trasferta in scooter alla volta di Empoli – in oltre 1.000 unità – rimane l’immagine più efficace di un’epopea romantica tramontata con le moderne regole del businness pallonaro e l’avvento del nuovo millennio.

firenze anni 90

Jaiss

Gli anni del walkman, del grunge e del britpop, certo. Ma anche gli anni dell’esplosione su scala nazionale del fenomeno techno. Il boom del genere nato nella città dei motori statunitensi, Detroit, arrivò con qualche anno di differita anche dalle nostre parti.

In pochi anni nacquero mega-discoteche che rifuggivano il concetto di dance commerciale, in favore della dura elettronica (sub)urbana. Almeno tre i templi techno sparsi nella provincia; fra questi, il Jaiss di Empoli merita una menzione a parte.

Divenne luogo di pellegrinaggio e culto da tutta Italia, senza distinzione. Una buia casbah, che vantava fra i suoi adepti giovani e aficionados consegnati al culto post-industriale della musica a 145 bpm a volume disumano, accompagnata anche da droghe sintetiche: rave culture, per alcuni. Ogni week end fino ai primi anni zero.

jaiss

Il Jaiss fu soprattutto questo: un martellante pantheon di fauna urbana – estremo, tamarro e fuori orario – in un decennio di cambiamenti sociali e crescente nichilismo giovanile. Siam corrente elettrica, corrente molto forte: così recitava il famoso mantra che ancora oggi qualcuno ricorderà (sorridendo).

E assieme ai numerosi Dj di quella stagione, se in quegli anni giravano in città alcune felpe con una strana scimmia sulla schiena, no worries: era soltanto qualche giovanissimo reduce della tribù che balla.

CPA

Se la tribù techno-rave dei ’90 aveva i propri luoghi simbolo nelle piste da (s)ballo della provincia, il centro popolare autogestito di Firenze Sud fu il fulcro gravitante di una stagione politicizzata che vedeva i primi segnali di un anti-edonismo e di un rigetto della globalizzazione senza freni. Sull’onda lunga dell’attivismo figlio del periodo post-muro, a Firenze nacque uno dei principali centri sociali del centro Italia: il CPA.

In reazione alla piaga dilagante dell’eroina e del disimpegno, aprì i battenti nella periferia sud fiorentina. Diventando un ricettacolo sociale di giovani di ogni estrazione. Sfruttando la scia dei live Seattle-oriented prese forma anche un palco in un capannone, che permise a centinaia di giovani fiorentini di esprimersi. Bastavano chitarre, rumore, tanta voglia e poco più.

firenze anni 90

Frequentatissimo melting pot dall’aria grunge, vestito da okkupazione: a colpi di eskimo, fumo, reggae, cinema, concerti e laboratori permanenti. Orgogliosamente anti-razzista, schierato e auto-gestito. Anche questa fu una delle facce fiorentine dei caotici anni ’90.

A ridosso del Social Forum (2002) chiuse i battenti in favore di un supermercato e si trasferì nell’attuale sede di via Villamagna. Il cippi, lontano dai fasti di quel decennio, continua tuttora la sua missione sociale.

L’Anfi

Se nella seconda metà degli anni ’90 capitava di passare l’estate a Firenze, il posto dove iniziare e finire le notti d’afa era soltanto uno: l’Anfi. Nascosto nel polmone verde di Firenze, fu il protagonista di quelle notti fiorentine ricche di live, cultura ed evasione a bassa intensità.

firenze vintage

L’Anfiteatro è amarcord: rewind di una stagione che vide passare sul pratone Jamiroquai, Buzzcocks, Prozac+, Verdena e tanti altri. Costantemente a lire zero.

Capostipite della movida in versione estiva, quando nightlife significava semplicemente “fissare” al pratone: tra buio, accendini perennemente accesi, odori d’ogni genere e musica trasportata dal vento. Uno scrigno sociale di chiacchiere, spettacoli, musica, gossip, alcol, cannabis e ritrovi fra i più disparati. Un porto urbano a disposizione di tutti.

E come scordare il tormentone urlato che partì dall’Anfi in un’imprecisata sera d’estate del 1998 per arrivare tramite passaparola in mezza Italia? “Valeriooooooo!”. Ecco, forse continua ad essere lui, Valerio, il vero mister X degli anni ’90 cittadini: l’enigma noir delle notti alle Cascine. O la scanzonata risposta fiorentina al celebre Chi ha ucciso Laura Palmer?