Cosce, piedi e banalità: anatomia della foto al mare dei fiorentini

Perché una rondine non fa primavera, ma una fetta di coscia fa subito Forte dei Marmi.

«Mi sono sempre piaciute le gambe. È stata la prima cosa che ho visto quando sono nato. Ma allora stavo cercando di uscire». (Charles Bukowski, Pulp, 1994)

Non tutti gli anni si può andare in vacanza. Ci sono estati nelle quali bisogna rimanere a Firenze ad aumentare il tasso di crimini perpetrati con suppellettili da cucina che il giorno dopo verranno pubblicati su Cronaca Vera, o a sollazzarsi con bibite a base di aspartame.

E così mentre frescheggiamo sull’afalto di qualche piscina fiorentina, ricoperti da un confortevole strato di insetti, davanti ad uno schermo con 18 pannelli aperti contemporaneamente sulla frustrazione, ci salta all’occhio un fenomeno sociale davvero singolare: nonostante la crisi molte delle gambe dei nostri conoscenti sono andate in Versilia!!!

Quadricipiti femorali di vario genere fanno da cornice a suggestivi spaccati balneari quali sabbia, linea dell’orizzonte sul mare, sabbia, acqua del mare, sabbia, ombrellloni, sabbia, lembi di asciugamano, sabbia, acqua melmosa di Viareggio.

Dopo l’iniziale smarrimento si riesce a intuire che anche le altre parti del corpo del soggetto sono andate in vacanza, lo capiamo con sollievo quando pubblica anche un selfie dalla cintura in su, ma non succede di frequente.

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Un interrogativo sorge prepotente: chi se ne deve fottere delle vostre gambe? Che cosa si cela dietro l’enigmatica scelta di documentare l’attività balneare di una sola metà del corpo? Mi affretto a cercare di risolvere quest’importante questione psicoattitudinale dato che sono gli autoscatti al mare che ci determinano come individui.

Vi sono svariati percorsi mentali che possono portare alla decisione di essere ricordati tramite i soli arti inferiori:

1. È stato un anno pesante, ho dovuto rifare il tagliando della macchina, non c’è stato verso di andare a S. Marino a comprare i prosciutti e le stecche di Malboro, mai una gioia a parte quando Leonardo mi si è laureato in scienze della comunicazione e comunque dopo un mese è morto (Leonardo era il mio pappagallo). Adesso mollo tutto, sto in orizzontale fino a settembre e inquadro solo quello che non richiede lo sforzo di alzare i gomiti: come risultato nel frame entra solo una lingua di sdraio con le ginocchia a picco, ma è più che sufficiente.

2. Lavoro, studio, decisioni importanti, sono tutte cose che richiedono l’intervento della testa o del dito medio: la parte superiore del corpo è la sede dello stress. Rilassiamoci e diamo voce soltanto a quella inferiore. Da qui in avanti comunicare il mio stato d’animo sarà compito dei miei alluci che hanno comunque la loro porca gamma di espressioni facciali.

3. Forse avete sottovalutato il potenziale erotico di una rotula che sa il fatto suo, di una tibia appena uscita dall’acqua che luccica al sole, di un metatarso concupiscente, ammiccante, che non si vergogna della sua metatarseità, di un femore sbarazzino che per tutto l’anno non gode della visibilità che merita essendo sempre nascosto sotto ai pantaloni, sotto alla scrivania, sotto a un tram. E avanti così. Perché sarà anche vero che una rondine non fa primavera, ma una fetta di coscia fa subito Forte dei Marmi.

Credits foto: Spudola (cover),