40 anni da numero 10. 40 anni di Manuel Rui Costa

Il 29 Marzo del 1972 nasceva a Lisbona Manuel Rui Costa, un fuoriclasse indimenticabile per Firenze. Ecco il nostro omaggio per i suoi 40 anni.

Esistono figure e personalità che mettono d’accordo un’intera città: lasciando impressi nella memoria momenti, imprese e ricordi intramontabili negli anni. Per mezzo dello sport più passionale e seguito per antonomasia. E’ il caso del calcio, a volte. E’ senza dubbio la storia di un portoghese diventato fiorentino, Manuel Rui Costa. Eppure quel ragazzo dell’Alfama potrebbe iniziare a raccontare impressioni, aneddoti e sensazioni delle più diverse guardando a questa città.

Potrebbe dire, stupito, di quando atterrò a Firenze a 22 anni, stordito da una città travolta dalla passione per la propria squadra dopo un anno di nerissimo Purgatorio nella Serie minore. O forse potrebbe ricordare di quella notte primaverile nel bel mezzo degli anni ’90 quando, rientrando da Bergamo, trovò il Franchi stracolmo e festante alle 3 di notte. Soltanto per vedere alzata al cielo una Coppa Italia, simbolo di una risalita dagli inferi. O magari potrebbe più malinconicamente riportare alla mente quel pomeriggio assolato di Giugno, in cui salutò in lacrime 30000 persone accorse solo per dirgli addio.

Sono tanti i momenti, moltissime le emozioni provate e vissute nell’arco di una carriera sportiva durata 7 intensissimi anni in riva all’Arno. Firenze che, dopo la sbornia artistica degli anni ’80 e la crisi sportiva dei primi ’90, era alla ricerca di un sogno a cui attaccarsi. Con passione.

In quel momento, sbarca Manuel Rui Costa. Rui O Maestro, come lo soprannominarono in patria, semplicemente Rui per Firenze. Un numero 10 che riconciliava con la parte più bella e vera del calcio, il gioco. Un gioco fatto di eleganza raffinata, leggerezza innata, tecnica sopraffina e assist accecanti. Qualcosa che aveva a che fare con l’arte: classe. Allo stato purissimo.

Se anche una città generosa ma esigente come Firenze lo paragonò – senza forzature di sorta – ai pochissimi eletti del ruolo (Antognoni e Baggio), un motivo c’era. Eccome. O meglio, più motivi: caratteristiche. Una padronanza (in)naturale nel portare con stile e classe il numero più straordinario e pesante della storia, quel 10 che fa sognare le folle. Come nessun altro.

Fece tanto parlare in campo quanto poco fuori dal rettangolo verde, Manuel. Una figura lontana da ogni divismo di sorta, un etoille della trequarti, la quintessenza dell’estetica; un Signore semplice, educato, discreto e solare: un fascino tutto lusitano. Forse proprio per questo conquistò, fin da subito, Firenze. Nonostante qualche (immancabile) mugugno per una vena realizzativa non troppo prolifica, ma a quello pensò qualcun altro in quegli anni. Parafrasando un po’ potremmo dire: Batistuta per grandezza, Rui Costa per bellezza.

Bellezza, quella che ancora oggi fa parlare – con malcelata nostalgia e uno strato di malinconia – le più disparate agorà cittadine nel ricordo di quelle giocate: movenze e assist memorabili distribuiti a compagni forti, fortissimi o fortunati. Un uomo che si è sempre concesso alla città, ai tifosi, ai cittadini; legatissimo a Firenze e all’atmosfera cittadina. Traghettando la squadra dall’Inferno della B al Paradiso della Champions League, per poi lasciarla (a malincuore) di nuovo nelle ceneri più nere. Partendo – e coprendo di denaro la società – verso Milano e successi di ogni tipo, per poi tornare nell’amata Lisbona.

Una storia intensa, un ricordo vivo. Perchè è pur vero che Firenze non avrà l’oceano, ma per il ragazzo che bailava la portuguesa seppe colmare come nessuno una saudade presente sottotraccia. Facendolo diventare fiorentino d’adozione. Rui, anche molti anni dopo, semplicemente uno di noi.

http://youtu.be/lT0uJ5eyogc

Il campo si divide in due metà: una è quella di Rui Costa. L’altra anche“. (Nike commercial, 1997).