La mia vita di uomo. Philip Roth in bilico tra ironia e misoginia

La vita di un uomo eroticamente instabile raccontata attraverso le sue donne irrequiete.
Voto: 8

Un Ebreo narcisista problematico, una relazione da vittima, un’altra da carnefice, un mezzo incesto, divorzi, tradimenti, e uno psicologo. Il prototipo di una sceneggiatura di un film di Woody Allen preso a caso.

Un attimo, però. Nel 1974, quando questo libro è stato pubblicato per la prima volta, i dolori del giovane Woody avevano appena iniziato a farsi sentire nelle sue primissime pellicole. Ora Einaudi ha ripreso in mano il vecchio volume, lo ha ritradotto, gli ha fatto un po’ di make-up, ha applicato l’etichetta Novità sulla copertina e lo ha esposto sullo scaffale dei freschi di stampa.

Nell’inganno dell’etichetta sono caduti non pochi lettori, tra i quali si annovera anche chi vi scrive. Ma la dicitura Novità è tutt’altro che inappropriata.

Philip Roth pochi anni prima della stesura del romanzo La mia vita di uomo

Il romanzo

La storia inizia con la voce di un narratore esterno onniscente. Poi tra una riga e l’altra si passa alla prima persona. Il racconto riparte da capo, ma alcuni personaggi non si riconoscono più. Infine la linea narrativa cambia ancora, e quella che sembrava un’operazione di avanguardia dalla logica troppo fluida per essere afferrata comincia invece a prendere senso.

Emerge la biografia non-lineare di un uomo narrata attraverso le sue donne. Intramontabili cliché – il narcisismo maschile in collisione con lo schizofrenico universo femminile – composti in una struttura originale e raccontati da una voce spiazzante.
Se non una Novità sicuramente una Rarità, perchè di roba così viscerale gli scaffali delle librerie sentono sempre il bisogno.

Lo scrittore

Philip Roth (Pastorale Americana, Lamento di Portnoy, …) è uno dei più grandi narratori americani contemporanei. Tra i tanti premi che ha vinto gli manca soltanto il Nobel, ma i suoi estimatori lo candidano sempre, e ci sperano. Ha una certa inclinazione per l’autobiografia e un alter-ego privilegiato, Nathan Zuckerman, che fa capolino anche in questo romanzo.

In La mia vita di uomo troverete il Philip Roth più crudo e tragironico (non estiste questo termine, ma ci siamo capiti).
Indubbiamente tra le più belle sorprese di quest’avvento di fine-mondo.