Folco Terzani e l’asceta fricchettone

A Piedi Nudi sulla Terra di Folco Terzani non ci aiuterà a dischiudere il terzo occhio,
ma ci ricorda che camminare scalzi fa bene alla circolazione.

Il libro A Piedi Nudi sulla Terra del fiorentino Folco Terzani è uscito per Mondadori a metà novembre. L’autore è il figlio del compianto Tiziano Terzani, e questa è la seconda fatica dello scrittore dopo La fine è il mio inizio, il libro che raccoglie gli ultimi dialoghi con il padre.

Nella lunga prefazione redatta in italic – mandate pure le vostre lamentele all’editore – Terzani ci racconta la storia dell’incontro con il settantenne Baba Cesare avvenuto durante le sue peregrinazioni di documentarista e la sua personale ricerca spirituale in India.

Poi il microfono passa al protagonista. Era la fine  del ’72 e la strada verso Delhi era solcata da miriadi di pulmini Westfalia a fiori. Con Herman Hesse in tasca e fischiettando All You Need is Love, anche Cesare è partito verso oriente sulla via della spiritualità lisergica. Si era scocciato di entrare e uscire di galera per questioni di spaccio.
Si è stabilito in India
ed è diventato un asceta sadhu, di quelli che passano la vita in contemplazione nella giungla. Oggi ha il suo santuario personale e gode di una certa autorità.

Una Foto di Baba Cesare

 

Baba Cesare non è una brava persona. E’ stato in gattabuia, è un tossico, un individualista, uno che mette al mondo i figli e non li cresce per perder tempo dietro alle droghe e ai digiuni. Ma ha una voce schietta, non si atteggia da guru e non vuole convincere nessuno.
E poi Baba Cesare è un italiano, uno che alla fine immagina di tornare al suo paese d’origine per assaporare di nuovo la granita al limone e per sapere se i suoi vecchi compaesani sono persone buone.

Il terzo occhio del lettore contemporaneo, appesantito dal contratto che sta per scadere e dalle bollette da pagare, farà fatica a schiudersi con le fricchettonate anacronistiche di Baba Cesare.
Però quello di Terzani rimane un bel documento che racconta l’onda lunga della controcultura hippie, e tramanda l’esperienza di una vita che chiedeva di essere testimoniata.