Da una Firenze sommersa dal fango, una nuova età dell’oro

“L’oro è più forte del ferro”. Così recita una massima popolare. Massima che ribadisce il valore del prezioso metallo, più forte della forza stessa, delle armi e degli eserciti.

Niente di più vero, soprattutto per quanto riguarda la vicenda fiorentina dei funesti giorni dell’alluvione.

All’indomani delle incessanti piogge del 3 Novembre 1966, nessuno sembrò accorgersi della gravità della situazione.

La Rai parlava della celebrazione delle forze armate, i giornali della penisola tralasciavano la notizia in settima pagina, l’esercito tardava ad intervenire. I fiorentini, insomma, dovettero “rimboccarsi le maniche” e contare sulle proprie forze.

I danni furono enormi. Ambientali, culturali, economici. Per risollevare l’economia fiorentina, l’aiuto venne dall’oro.

L’oro del Ponte Vecchio

Le botteghe degli orafi -risalenti al XVI secolo e ancor’oggi attrattiva e peculiarità del Ponte- non furono risparmiate dalla furia impetuosa dell’Arno. Alle 5 di mattina, si stava già cercando di mettere in salvo quanto più si poteva. Ma poco fu possibile, ed i preziosi dispersi furono molti.
In quei giorni -sagoma fissa a valle del Ponte- era un barcaiolo: passò in rassegna l’intero letto del fiume, nel tentativo di racimolare quei metalli che si era portato via, per poi renderli alla città.

L’oro della Madonna di Montenero

In quanto “tesoro proveniente dal popolo”, Papa Paolo VI ritenne giusto che al popolo tornasse. Soprattutto in un momento di grave necessità. Così egli mise in vendita gli ex-voto della Madonna di Montenero, d’oro e d’argento, per un totale di 4.500 medaglie.

L’oro della gente dal cuore d’oro

Sull’onda di questa decisione, i cittadini mostrarono tutta la loro solidarietà e fratellanza. 750 anelli, 720 cuori, 1.000 catenine, 400 medaglie, 173 collane, 115 orologi, 83 corone, 300 spille, 500 paia di orecchini, 250 oggetti d’oro, 250 braccialetti, 50 oggetti di vari metalli preziosi. Questo l’ammontare delle loro donazioni spontanee.

Ed è così che anche l’oro fece la sua parte, nel ridare luce e splendore a Firenze.