War Horse. La straordinaria amicizia senza confini di Steven Spielberg

Dal 17 Febbraio è nelle sale l’atteso War Horse di Steven Spielberg, tratto dall’omonimo romanzo di Michael Morpurgo.

Nel cast Jeremy Irvine, Peter Mullan, Emily Watson e Tom Hiddleston.

La trama

In Inghilterra durante la prima guerra mondiale il vecchio contadino Ted Narracott (Peter Mullan) investe i suoi soldi in un cavallo, provocando il disappunto della moglie Rose (Emily Watson), che avrebbe preferito un animale da aratro per la loro fattoria.

Per dirimere la tensione familiare, Albert (Jeremy Irvine all’esordio sul grande schermo) insegna al cavallo, battezzato Joey, ad arare.
Tra il ragazzo e il destriero, che si distingue per una croce bianca sul muso, s’instaura un profondo legame affettivo. Con lo scoppio della guerra però il padre è costretto a venderlo all’esercito, per far fronte ai debiti, causando un forte dolore al figlio che decide di arruolarsi per ricondurlo a casa.

Il cavallo, nel frattempo, inizia un cammino che lo porterà a contatto con delle persone a cui cambierà la vita: un ufficiale della cavalleria britannica, un soldato tedesco e un nonno francese con la sua nipotina.

http://youtu.be/Z5tOAu6e9XU

Un’avventura epica tra speranza e lealtà candidata a sei premi Oscar

Dopo l’insuccesso del cinecomic d’animazione Le avventure di Tin Tin – Il segreto dell’unicorno, Steven Spielberg ci riprova con un film in costume, tratto dal romanzo omonimo di Michael Morpurgo, che è stato adattato nel 2007 in uno spettacolo teatrale di successo.

War Horse è un vero inno all’amicizia, basata sulla perseveranza e sulla fedeltà, calata nello scenario della Prima Guerra Mondiale.
Le peripezie dei protagonisti sono state messe in scena dal regista con l’intento di farci capire i tragici eventi accaduti, oltre ad inviare un messaggio di speranza.

Un’avventura epica e commovente che testimonia l’orrore delle battaglie in Europa, dove Joey si rivela più umano degli uomini stessi.
Tema caro a Spielberg, quello dell’antropomorfizzazione, che abbiamo già visto in E.T. L’extraterrestre e in Jurassik Park, ma si scopre anche l’ammirazione per il genere western attraverso citazioni, ispirate da David Loan e John Ford.

Il film è stato girato magistralmente con sequenze memorabili, come la corsa del cavallo tra le trincee e le spettacolari battaglie, che rievocano Salvate il soldato Ryan, però il passaggio da un fronte bellico all’altro denota una frammentazione narrativa che può distogliere lo sguardo dello spettatore.

La suggestiva scenografia, la magnifica fotografia di Janusz Kaminski e il realismo melodrammatico poggiano su una sceneggiatura debole, scevra di mordente, a cui si aggiunge un eccessivo buonismo che sottende interamente la pellicola.
Steven Spielberg si conferma comunque un grande regista-narratore, capace di far sognare grandi e piccoli, raccontando storie ricche di emozioni, espresse in ogni scena, in ogni immagine, in ogni sguardo.