Samuele Bersani. Parole e musica al Teatro Verdi il 12 Aprile

C’era una volta Chicco e Spillo. C’è ancora Samuele Bersani, a Firenze il 12 Aprile sul palco del Teatro Verdi.

Difficile descrivere questo artigiano delle liriche, cantautore  discreto ed elegante, collezionista di riconoscimenti. Potremmo far parlare i premi vinti, partendo a ritroso da quello della critica ricevuto all’ultimo Sanremo con la criptica Un pallone, per arrivare al Premio Tenco ottenuto a  inizio millennio .

Oppure, in triste concomitanza con la sua scomparsa, potremmo iniziare dal suo mentore. Si dice che salendo sulle spalle dei giganti si possa vedere lontano: se quel gigante è Lucio Dalla, se è lui a volerti per primo sul palco, per poi scrivere a quattro mani con te un capolavoro come Canzone, si può non solo vedere, ma anche arrivare lontano.

Samuele lo ha fatto, confermandosi ad ogni prova uno dei migliori autori italiani contemporanei. Ascoltando con attenzione le sue canzoni, è facile scoprire tra le pieghe dell’accento romagnolo testi preziosi e densi di parentesi per le quali l’aggettivo “poetico” sarebbe un mero eufemismo.

Da un così grande maestro Bersani ha ereditato poi un’altra rarissima qualità: quella di coniugare ironia e poesia, intessendo album dopo album una fitta trama di non-sense (l’immarcescibile Coccodrilli su tutti)  tocchi di amara satira (Io sono un portatore sano di sicuro precariato, e anche nel privato resto in prova), romanticismo e introspezione. Senza prendersi troppo sul serio, ma senza sottovalutare mai l’importanza delle parole.

Pescatore di asterischi, ma non solo. Per alcuni rimarrà sempre il bel moretto di Freak  (correva l’anno 1995), mentre altri lo ricorderanno per quel Chiedimi se sono felice prestato al trio d’oro di Aldo Giovanni e Giacomo, insieme alla storica Spaccacuore.

Per altri ancora forse è semplicemente il quarantenne con gli occhiali che condivide l’Ariston con il maestro Goran Bregović, in una bizzarra versione dal sapore balcanico di Romagna Mia.

Certo è che Psyco, la raccolta che celebra i primi venti anni di carriera, è un’ottima occasione per aprire lo scrigno della sua produzione. Occasione ancor più imperdibile sarà il tour: come chiacchierare a notte fonda con un vecchio amico, per chi lo segue da sempre; come scoprire per caso un bellissimo film accendendo distrattamente la tv, per tutti gli altri.

“Le mie parole sono sassi, precisi e aguzzi pronti da scagliare su facce vulnerabili e indifese; sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi che accendono negli occhi infinite attese; sono gocce preziose, indimenticate, a lungo spasimate, poi centellinate...”  canta lui.

Forse non c’è descrizione migliore per una musica così delicata e piena di grazia, pungente e lieve allo stesso tempo. Certo non  copia di mille riassunti, ma originale e sempre piacevole dimostrazione di un indiscutibile talento.