Pretiosa. Arte di semplice preziosità

Alla galleria Varart fino al 28 gennaio una collettiva di nove artisti uniti da un filo conduttore di pregio: l’oro.

La galleria, che solitamente ospita monografiche, allestisce questa volta una mostra con un tema, quello dell’oro, che vede l’incontro di una serie di artisti diversi per provenienza, formazione, affermazione ed età. Un primo gruppo si compone di un insieme di artisti eterogeneo; i quadri astratti di Gelmi, Gamba e Giacobbe, quelli informali di Ferrari e Menichetti e quelli “sacrali” di Diaco Mayer.

Elena Diaco Mayer fa dell’uso della foglia d’oro un tema assoluto nella sua opera; stupenda la tavola Parole e Silenzio dove sono le parole stesse a creare con una sorta di decorazione, il segno. Luca Giacobbe nel suo astrattismo caldo usa l’oro come fattore che intensifica in senso emotivo le sue composizioni di segni.

Alessandro Gamba artista dell’astratto, della poetica della purezza sentimentale, usa l’oro in composizioni severe e ricche di segni riuscendo però ad ottenere risultati di estrema pulizia. Candida Ferrari basa la sua opera su luce e trasparenze, usa plexiglas, carte lucide e fogli speciali, i fogli in oro potenziano l’effetto dei riflessi, il movimento di questi, crea un effetto vibrante.

Francesco Menichetti un esordiente dal linguaggio forte e complesso usa l’oro esattamente come gli altri colori, “alla pari”, vivo e agitato come il rosso o il blu che catturano, per intensità e decisione. Annamaria Gelmi è l’ artista che esprime maggiormente la geometria, di fatto all’origine del suo lavoro c’è l’arte programmata e cinetica degli anni ’60. L’oro si inserisce in modo naturale nel suo lavoro e vi introduce anche un tocco di sacralità.

Tra le sculture del secondo insieme di opere, quelle di Graziano Pompili; delicatamente instabile la sua casa primordiale che potrebbe ricordare, dorata, la sintesi della forma di un luogo sacro, un tempio o un ritiro.

Le figure smaltate e dorate di donne e bambini di Tonina Cecchetti sono perfettamente naturali nel loro essere ideali e nello stesso tempo impongono una riflessione, suscitano domande.

Un’ ultima sezione è dedicata ai gioielli, quelli di Mirta Carroli scultrice che crea gioielli unici ed estremamente eleganti in argento e altri metalli incastonandovi pezzi di ceramica faentina antica;

e quelli di Annamaria Gelmi che risentono della stessa geometria che si ritrova nei suoi lavori pittorici e sono  risolti in modo semplice e lineare. Stupendi ed essenziali.

Una mostra semplicemente molto bella, dove il tema dell’oro non è ostentazione ma garbo, in una galleria che andrebbe visitata semplicemente per dare un’occhiata ai suoi spazi, anche vuoti.