Miracolo a Le Havre. La nuova favola di Aki Kaurismäki

Presentato all’ultima edizione del Festival di Cannes, il film (nelle sale italiane dal 25 novembre) rappresenterà la Finlandia nella sezione film straniero agli Academy Awards 2012.

La trama

Marcel Marx (Andrè Wilms), ex scrittore e noto bohémien, si ritira in una sorta di esilio volontario nella città portuale di Le Havre, dove sente di instaurare un rapporto migliore e cordiale con la gente, praticando l’antico mestiere del lustrascarpe.
Abbandonata ogni velleità letteraria, trascorre le giornate muovendosi tra il suo bar preferito, il lavoro e la cara moglie Arletty (Kati Outinen).

All’improvviso il destino lo mette a dura prova con due eventi inattesi: la malattia della moglie e l’incontro con Idrissa (Blondin Miguel), un ragazzino proveniente dall’Africa, scappato da un container di clandestini.
Il protagonista non si perde d’animo. Spalleggiato da un cinico e paziente commissario ( Jean-Pierre Daroussin) e dalla solidarietà dei vicini del quartiere, Marcel riuscirà a procurare i soldi necessari per far ricongiungere il ragazzo con la madre a Londra, togliendolo dalle grinfie dei poliziotti e di un vicino fascista.

«Nel suo caso ci vorrebbe un miracolo. I miracoli a volte accadono…» dice il medico alla moglie del protagonista. «Non nel mio quartiere» risponde lei.
La migliore battuta della rassegna di Cannes nel film del regista finlandese.

http://youtu.be/Ru3lTt8lZD4

Un appello alla solidarietà

Una favola dai risvolti drammatici, scandita da scene surreali e personaggi straordinari, raccontata con una semplicità della messa in scena.
Aki Kaurismäki rappresenta in modo poetico e ironico il problema attuale dell’immigrazione, in una piccola realtà europea che si sottrae alla spregevole legge, mostrando i veri valori umani.
Affronta con tocco delicato i mali che affliggono il mondo, sempre più sofferente: quelli incurabili e quelli morali.

Il regista lancia un appello alla solidarietà scomparsa, di cui si sente la nostalgia. Solidarietà per dare un senso alla nostra vita. Il meraviglioso mondo di Kaurismäki, dipinto con sfumature irrealistiche, incanta il pubblico e infonde speranza.
Un mondo solidale e sincero è possibile, ma dipende solo da noi.
In questa realtà stravolta le anime disperate trovano la felicità, i mali scompaiono e l’altruismo cura il cuore.
Il capolavoro termina con l’inquadratura su un ciliegio in fiore, ricordandoci che nonostante tutto i miracoli, a volte, accadono, come in questo film.

Da notare l’apparizione di Little Bob, idolo del blues rock francese, e il cameo di Jean-Pierre Léaud, l’indimenticabile Antoin Doinel di  I 400 colpi di François Truffaut.

«Non accade spesso che il cinema europeo affronti il tema della sempre più grave crisi economica, politica e soprattutto morale che ha portato alla questione irrisolta dei profughi: persone che arrivano dopo mille difficoltà nell’Unione europea e subiscono un trattamento irregolare e spesso inadeguato. Non ho soluzioni da proporre, ma ho voluto in qualche modo affrontare la questione, anche se in un film che ha poco di realistico» (Aki Kaurismäki)