Marlene Kuntz. Un nuovo album in uscita il 15 febbraio

L’annuncio, come spesso accade, è arrivato dalla pagina Facebook ufficiale. Il 15 Febbraio arriverà il nuovo album dei Marlene Kuntz.

Il nono per l’esattezza, a conferma della prolifica carriera della band, una delle più raffinate testimonianze della vitalità della scena alternative nostrana. Per il momento soltanto due indizi: il titolo, Canzoni per un figlio, e la copertina: criptica ma al tempo stesso evocativa, in pieno stile Marlene.

L’album porta il nome della canzone con la quale i cinque debutterano sul palco dell’Ariston, proprio la sera prima dell’uscita del disco. Una partecipazione decisamente  inaspettata, che i Marlene Kuntz descrivono come dettata dalla volontà di sperimentare nuovi approcci: ” Ci daranno dei marchettari per il nostro andare a Sanremo? Ma non è forse più marchettaro fare ciò che il tuo pubblico si aspetta da te per puro calcolo?” si legge sul loro sito.

Certo è che alla kermesse ligure non passeranno inosservati. Non solo per il loro rock di qualità, ineffabile mix di suoni ruvidi e cantautorato d’alta classe, ma anche per un duetto che si preannuncia epocale: quello con la sacerdotessa del rock Patti Smith. Il pezzo scelto non è da meno: Impressioni di Settembre, la perla del prog-rock della PFM (con lo zampino dell’immancabile Mogol). Un brano molto amata da Godano e soci, già scelto per il lancio del loro primo Best of; al Festival  lo riproporranno nella versione inglese, dal titolo “The world became the world”.

Un duetto che conferma il respiro internazionale del gruppo; aspirazione più che decennale portata avanti attraverso un ricchissimo carnet di collaborazioni, tra le quali spicca quella di inizio millennio con Skin, graffiante contrappunto alla inconfondibile e tormentata voce di Godano nella splendida La canzone che scrivo per te.

Il velo di segretezza che avvolge la loro ultima fatica per il momento non è stato ancora squarciato. In attesa delle maggiori informazioni promesse dalla band,  non resta che lasciarsi cullare dai loro suoni raffinati e dalle scelte mai banali alle quali ci hanno abituato, e che hanno spinto lo scrittore Enrico Brizzi a definirli come “non un gruppo di rock italiano, ma l’unico gruppo italiano di rock”.

Nella speranza che una Musa benevola continui a guidare la loro ispirazione.

D’altronde, è una questione di qualità.