Marky Ramone live all’Hard Rock Cafe

Martedì 20 dicembre l’ex batterista dei Ramones arriva a Firenze. Portando con sè tutta l’energia del punk rock made in U.S.A.

“Era il 1976, ovvero l’apice della disco e del rock delle multinazionali. E noi non somigliavamo a nessuno.”

Con queste parole il compianto Joey raccontava l’ascesa dei Ramones. Di quel gruppo che, per la prima volta nella storia, avrebbe riconosciuto il punk, chiamandolo per nome. Per poi diventare, di lì a poco, quella molotov che avrebbe messo a ferro e fuoco la scena musicale. Un affronto in piena regola a tutti quei rocker in pantaloni a zampa e copertine patinate.

La chiamata alle armi di Marky Ramone, all’anagrafe semplicemente Marc Steven Bell, avvenne dopo pochi anni: nel 1978 il ragazzo ha già un curriculum di tutto rispetto, che conta all’attivo due anni di militanza nei Dust e altrettanti nei Voidoids. 

E’ il bassista Dee Dee a proporlo al gruppo, in seguito alla defezione di Tommy Ramone, deciso ad appendere le bacchette al muro per diventare produttore e manager della band. Così, nel giro di poche settimane, Marky finisce in sala registrazione per l’album Road to Ruin.

Inizia così la sua carriera come batterista dei Ramones, durata quindici anni sino allo scioglimento definitivo della band, interrotta per un breve periodo a causa dei suoi problemi con l’alcol.

Una carriera in cui Marky s’impegnò a diffondere un nuovo vangelo, fatto di jeans strappati e pezzi velocissimi, in un totale rifiuto dell’artificioso e luccicante rock anni ’70. Canzoni antisociali insomma, che con tre accordi hanno saputo raccontare la rabbia e la frustrazione di intere generazioni.

Numerosissimi sono stati i progetti messi in atto anche in tempi più recenti, dai Marky Ramone & The Intruders sino all’affiliazione nei Misfits. Oggi torna in Italia e, per il suo primo meet & greet nella penisola, sceglie Firenze: un incontro durante il quale – secondo la formula americana – Marky eseguirà otto brani live seguiti da dj-set, a stretto contatto con il pubblico. Che, forse, almeno stavolta non chiederà di essere sedato.