Mannarino live al Teatro Obihall, mercoledì 28 marzo

Dopo Brunori Sas e Dente, è in arrivo un altro membro della leva cantautorale degli anni Zero. Un menestrello contemporaneo, perennemente in bilico tra sogno e realtà.

Un esordio d’eccezione, quello di Mannarino nel 2009. Un autentico exploit che lo catapultò dal divano rosso di Serena Dandini alla finale del Premio Luigi Tenco, tutto grazie a una fortunatissima opera prima, Il Bar della rabbia.

Il cantautore romano ripropone la tradizione dello stornello, con suggestioni balcaniche e un blues che strizza l’occhio a Tom Waits. Un melting pot in piena regola quindi, dove i testi parlano di reietti, emarginati, che molto devono alla lezione di Fabrizio De André. Inseguendolo lungo quella direzione ostinata e contraria.

Mannarino canta gli ultimi, i diseredati dall’opulenza consumistica, quelli che vivono ai margini, affogando i loro tormenti nel bar della rabbia. Un non – luogo che sta tra il sonno e la veglia, una galleria dove si susseguono personaggi incredibili e stralunati, sino a trasformarsi in struggenti allegorie del tempo presente.

Zingari innamorati, ubriachi impenitenti, pagliacci di felliniana memoria popolano questo immaginario surreale. Storie oniriche, fatte della stessa materia dei sogni, che si celano tra le pieghe non troppo recondite della realtà quotidiana.

Dopo la partecipazione al concerto del Primo Maggio e l’esperienza cinematografica in Tutto l’amore del mondo (2010) di Riccardo Grandi, l’artista torna a confermare il suo talento con l’album Supersantos, edito nel 2011.

Sempre lungo il filone della musica popolare, Mannarino abbraccia i ritmi frenetici della cultura gitana, accostandovi serenate malinconiche e soavi. Un viaggio dal crepuscolo all’alba, fino alla fine dei giorni. Dove anche i fiori mostrano la loro ferocia e l’eternità dura appena un secondo.

Suoni di confine quindi, versatili e contaminati. Stornelli in puro stile capitolino, dove vite comuni vengono trasformate in ballate immaginarie, dove tutto può accadere e ogni cosa diventa ineffabile. Direttamente dallo sguardo di chi sa riconoscere la bellezza e darle un nome. Anche nelle miserie della realtà.

L’appuntamento è per il 28 marzo. Per brindare insieme al bar della rabbia, inebriandoci di donne, vino e sogni. E non esserne mai sazi.