Le Avventure di Tintin: Il Segreto dell’Unicorno, nelle sale dal 28 ottobre

Steven Spielberg e Peter Jackson uniti per un obiettivo: far entrare Tintin nei cuori degli statunitensi senza tradire i fan europei.

Un’impresa vera e propria, iniziata più di cinquant’anni fa, che fino ad ora ha sempre avuto esiti piuttosto deludenti.

Un reporter dal cuore d’oro

Tintin nasce dalla matita del fumettista belga Hergé (Georges Prosper Remi) nel 1929 ed esercita la professione di reporter, che lo porta ad andarsene sempre in giro per il mondo assieme al suo amatissimo cagnetto Milù.

Stranamente nelle sue storie non lo si vede mai scrivere, e sembra indagare su tutto quello che gli capita intorno solo per il gusto di farlo.
È giovane (anche se la sua età è ignota), retto e nobile d’animo. Conosce molte lingue, è un atleta formidabile, è intelligente, colto e perspicace… ma finisce sempre per infilarsi in qualche guaio, che risolve sempre e comunque dopo una serie di mirabolanti avventure.

Ancora una trilogia

Il “papà” di Indiana Jones ebbe l’idea di fare un film sul giovane reporter belga proprio quando in una recensione de I predatori dell’arca perduta vide paragonare il suo personaggio a Tintin. Dopo anni e anni di collaborazioni fallimentari, finalmente il connubio con Peter Jackson: un uomo capace di portare Il Signore degli Anelli sul grande schermo senza far imbestialire (quasi) nessuno.

Steven Spielberg e Peter Jackson di trilogie se ne intendono, non c’è dubbio, e il regista neozelandese avrà fatto salti di gioia quando ha saputo che dal progetto iniziale di un unico film, Spielberg era passato all’idea di una trilogia che portasse al cinema diverse storie di Hergé: “Il segreto del Liocorno/Il tesoro di Rackam il Rosso”; “Le sette sfere di cristallo/Il tempio del sole”; “Il Loto Blu/Tintin in Tibet”.

Un cast degno di nota

Il film è realizzato con la tecnica del motion-capture (quella de La leggenda di Beowulf di Zemeckis, per intenderci), che trasporta in grafica 3D i movimenti di attori in carne ed ossa.
Il cast messo in piedi dai due registi è davvero notevole: Tintin è Jamie Bell (Billy Elliot, King Kong); il capitano Haddock è Andy Serkis, che avete potuto apprezzare nelle “vesti” di Gollum; Daniel Craig (palestrato James Bond) ha prestato i suoi movimenti e la sua voce al pirata Rackam il Rosso.

Ma la ciliegina sulla torta è l’apparizione di una delle accoppiate meglio riuscite del cinema contemporaneo: i due detective pasticcioni Dupond e Dupont sono stati interpretati da Simon Pegg Nick Frost (Shaun of the dead, Hot fuzz, Paul)

Il mancato successo del fumetto in USA

Il fascino di Tintin sta nel suo essere contraddittorio: investigatore di talento da un lato, ragazzo naïf dall’altro; mingherlino ma capace di battersi con qualunque energumeno; prudente e accorto ma impavido di fronte al pericolo. I lettori europei di tutte le età hanno da subito apprezzato questo suo particolare modo di essere, regalando un grandissimo successo sia al personaggio che al suo creatore, Hergé, diventato un punto di riferimento per i fumettisti venuti dopo di lui.

Negli Stati Uniti la storia è andata diversamente: Tintin ha una discreta fanbase al di là dell’Atlantico, ma non ha mai veramente spopolato. Il fumetto a suo tempo pagò l’eccessivo costo dei suoi albi e diversi errori da parte dell’editore americano.

La Golden Press per la sua edizione del 1959 impose una nuova traduzione, diversa da quella che portò al successo le avventure di Tintin in Gran Bretagna, per “americanizzare” i personaggi, e fece ridisegnare ad Hergé scene in cui c’erano personaggi di colore o l’uso di alcolici, snaturando lo spirito dell’opera.
Gli albi Golden Press ebbero vendite piuttosto scarse e di conseguenza ne furono stampati solo sei, al contrario delle ristampe della versione UK, edite negli Stati Uniti alcuni anni dopo, alle quali si deve la (seppur non eccezionale) notorietà di Tintin in America.
L’ultima fatica firmata Spielberg-Jackson cambierà le cose? Staremo a vedere, ma viste le premesse c’è da scommmettere sul si.

(Photo credit)