“L’amore che resta”, il nuovo gioiello di Gus Van Sant

Gus Van Sant (pluripremiato regista autore di “Elephant” e “Milk”) torna nelle sale fiorentine con la sua ultima fatica “L’amore che resta”.

Il solito aberrante e fuorviante titolo italiano (l’originale è il ben più adatto “Restless”) avrà l’(in)volontario merito di portare in sala un sacco di coppiette in attesa di una commediola da quattro soldi, mettendole di fronte ad un film d’autore, come tutti quelli targati Van Sant.
Il regista ritorna  dopo “Paranoid Park” a parlare degli adolescenti, confezionando un piccolo gioiello grazie ad un cast di stelle nascenti, come il figlio d’arte Henry Hopper e Mia Wasikowska (“Alice in wonderland”), e la brillante sceneggiatura di Jason Lew, che ha adattato per il grande schermo la pièce teatrale “Of Winter and Water Birds” scritta dallo stesso Lew.

La pellicola è una struggente ed originalissima storia d’amore fra due adolescenti, ognuno dei quali aiuta l’altro ad affrontare i propri problemi. Una sorta di “Harold e Maude” contemporanei, dove la spensieratezza e una sana follia sono le migliori medicine per il cuore. La leggerezza con la quale i due giovani protagonisti affrontano la vita non è indice di immaturità o incoscienza, ma di profondo coraggio e rispetto per l’altro.
La protagonista, appassionata di ornitologia, parla di un uccello che ogni sera al tramonto è convinto di morire perché vede arrivare l’oscurità. Quando all’alba si sveglia, canta per la sorpresa e la felicità di essere ancora vivo. Ecco, il film sta tutto qua. Nella capacità di provare gratitudine e gioia dalle piccole cose che diamo per scontate.