La bellezza di un quadro SenzaCornice

Senzacornice, rivista digitale di critica e arte contemporanea nata dalla passione (e un pizzico di follia) di Caterina Toschi e Alessandra Acocella.

Esiste il mondo della ricerca universitaria elitario, senza mezzi e forse anche senza speranze…. e poi ci sono loro: giovani con la voglia di trasformare le tante ore passate sui libri in qualcosa di concreto, originale e innovativo. E’ il caso di Senzacornice, rivista digitale di critica e arte contemporanea che con cadenza trimestrale permettera’ di confrontarsi su temi prefissati e pubblicare i risultati delle proprie ricerche. Caterina Toschi, una delle due fondatrici, ci ha spiegato come un sogno è diventato realtà… tra studio, passione e Mojito!

Caterina in poche righe….

Ho studiato Storia dell’Arte, ora vivo a Parigi per il mio Dottorato. Per un periodo mi sono trasferita per studio anche a Berlino ma Parigi resta comunque la mia seconda città, dopo Firenze ovviamente!

Senzacornice: la prima volta che ci hai pensato.

Senzacornice è il frutto di una lunga amicizia tra me e Alessandra e della volontà comune di creare qualcosa di nostro. Ricordo il momento in cui abbiamo scelto il logo della nostra rivista; ero a Parigi e Alessandra mi venne a trovare. Siamo rimaste a parlare per ore, davanti ad un Mojto, la specialità della casa. Dopo un po’ ho notato alla sommità della stanghetta un piccolo tondo nero con due semplici parentesi quadre…. è diventato il nostro simbolo!

Ogni progetto realizzato è sempre frutto di ottima organizzazione….

L’organizzazione è molto semplice: dato che l’obiettivo dell’iniziativa è quello di offrire ai ricercatori una piattaforma di pubblicazione facilmente accessibile e “raggiungibile”, ogni mese noi proponiamo un tema e chiunque sia interessato a presentare un proprio contributo in proposito è invitato ad inviarlo alla nostra Redazione. La possibilità di pubblicare i risultati dei propri studi garantisce così ai ricercatori di mantenere in vita il loro lavoro, non abbandonandolo in un volume di tesi chiuso in una biblioteca universitaria, e alla rivista di mantenere alta la qualità dei suoi contenuti.

In questa generazione ci sentiamo tutti un po’ artisti….  Mancanza di canoni predefiniti o esagerata diffusione del genio creativo?

Sì, direi che questa sia una generazione in cui ci si senta tutti un po’ artisti; forse ne abbiamo anche maggiore consapevolezza per l’accessibilità ed esposizione che chiunque è in grado di garantire alla proprie opere, in questo mondo così intrinsecamente “connesso”. Comunque  bisogna stare attenti alle motivazioni che spingano una struttura, istituzionale e non, a scegliere chi possa essere legittimato come artista.

Se l’arte è il cibo della mente, qual’è il tuo piatto preferito?

Io sono un po’ vecchia scuola… Direi un antipasto di primo Quattrocento fiorentino, un primo di Scuola veneziana cinquecentesca con un sorso di Andrea Del Sarto, un secondo e contorno di Avanguardie storiche e un dessert finale di sana Critica d’Arte condita alla Didi-Hubermann con un pizzico di Arte Concettuale.

Firenze è pronta per vivere il suo  Rinascimento moderno ?

Mi sembra che si vedano i germi del tentativo, ma ancora non il pieno raggiungimento del risultato. Firenze è così bella, un gioiello nel panorama mondiale, ma tanta bellezza purtroppo determina anche tanta paura verso il cambiamento. Colgo quindi questa occasione per rivolgermi ai “signori delle decisioni” e ricordargli che aprirsi al presente non toglie bellezza al passato, anzi è una garanzia per evitare il suo appassimento.

Il quadro da appendere sopra il letto….

Di impulso direi La morte della Vergine di Caravaggio…

Citando Ben Vautier: L’arte può non essere arte?

Se si parla di “non arte” parliamo spesso di una categoria precisa che concerne l’ambito di ricezione di un’opera: potremmo definirlo “choc” se si affronta dalla prospettiva che sto dando io alla tua domanda in questo momento. Se si guarda al passato e ai suoi strascichi nel presente il “non essere arte” è stata garanzia dell’artisticità di più di un secolo di opere, da Duchamp in poi. Certo, l’arte può non essere arte, e abbiamo in proposito una casistica che si è ormai tradotta in “tradizione”.