In chat con Stefano Bollani, oltre il jazz

Stefano Bollani, pianista jazz di fama internazionale, ma anche scrittore, presentatore in TV e radio.

Eppure fin da piccolo avrebbe voluto fare il cantante. Si conoscono i suoi esordi, i musicisti che lo hanno ispirato, la passione per la musica brasiliana e napoletana e per i compositori come Ravel e Gershwin. Lo abbiamo visto di recente “insegnare” jazz su Rai 3 e divertirsi in radio con Riondino e Guerrini, al Dottor Djembè.

Che chiedergli, dunque, in un’intervista per non annoiare con le solite domande?

Te La Do Io Firenze (TLDIF) in chat esclusiva – su Skype – con Stefano Bollani (SB). Buona lettura!

TLDIF:  Toc toc… ci sei?

SB: Io ci sono, eh, anche se ben nascosto (nuvolina trasparente di Skype, ndr)

TLDIF: Stefano, questa sarà una Non – intervista.

SB: Ecco! Non – risposte, dunque.

TLDIF: …non le solite domande del tipo “come nasce la tua passione per la musica?” oppure “quali sono i tuoi progetti futuri?”. Un po’ perché si sanno già tante cose su di te e poi ti hanno fatto interviste talmente noiose… uff

SB: uff… lo dico io, sì

TLDIF: allora vorremmo proporti uno “spazio libero” per esprimerti come meglio credi e… a te raccontare un po’ di Stefano Bollani, se vuoi, anche oltre il jazz. Diciamo che ti diamo noi un “LA”… ci stai?

SB: yesss!

TLDIF: Facciamo come nel finale dei tuoi concerti per Piano Solo, prendiamo a prestito alcuni titoli di canzoni, e te, spari cosa ti pare…

SB: oh vai…

TLDIF: Perfect Day – Lou Reed

SB: eh, però… il mio perfect day è quello in cui a fine giornata, posso dirmi che è stata una giornata diversa da quella precedente, dunque importante.

TLDIF: Papaveri e papere – Nilla Pizzi

SB: eh beh, la canzone che cantava mia madre tutto il giorno, quando ero piccolo. Ma siccome è molto stonata, non ho mai capito come facesse davvero. Pareva un brano di musica contemporanea o sperimentale. Finché a 8-9 anni mi son comprato una cassetta e l’ho sentita.

TLDIF: Il clarinetto – Renzo Arbore

SB: ah, quando l’ ha fatta a Sanremo, mi son divertito un mondo, perchè mi rimandava al mondo di Carosone, fatto di doppi sensi e di cose che si dovevano far intuire ma che non si potevano dire. Oggi invece nelle canzoni si dice tutto, non c’è più mistero, né curiosità.

TLDIF: Message in a bottle – Sting

SB: mah, guarda… dirotto su “Bring on the night” perché è il brano che avevamo in repertorio …

TLDIF: non vale

SB: ah no?!

TLDIF: Sì sì… dai

SB: alla faccia dello spazio libero!!!

SB: …dicevo… lo suonavamo con La forma, il gruppo dei primi anni ’90, in cui ero tastierista, Marco Parente percussionista e Irene Grandi cantava (in tutto eravamo 7). E in quel brano facevo un lungo assolo, come nel disco live di Sting con Kenny Kirkland al piano. Dado Parisini che veniva a sentire Irene (difatti poi l’ha presa e portata a Sanremo e il gruppo si è sfasciato) ha notato anche me e mi ha chiamato in tournée con Raf… decisamente per via di quell’assolo. Perché per il resto, alle tastiere, non ero decisamente un granché, non mi piaceva star lì a cercare i suoni, preferivo quello vero del pianoforte.

TLDIF: Bella storia…

SB: …e poi all’epoca, con quel gruppo ci si divertiva parecchio; eravamo tutti amici e andavamo in vacanza tutti insieme.

TLDIF:  un po’ di amarcord?

SB: beh sì, lacrimuccia…

TLDIF: allora visto che siamo su questi toni ora, ti proponiamo The sound of silence –  Simon and Garfunkel

SB: ecco, mi vien da dire che di silenzio ci sarebbe più bisogno, nel senso che ormai la musica ci invade ovunque senza che ce ne accorgiamo: al ristorante, in ascensore, in un negozio. Col risultato che poi, quando ci sediamo per ascoltarla (e a volte è lo stesso brano che c’era in ascensore) rischiamo di sentirci in una situazione surreale. Troppo rumore intorno a noi, insomma.

TLDIF: concordiamo.

SB: merci!

TLDIF: Ci vuole orecchio – Enzo Jannacci

SB: aaah… ho amato l’intero album, quando è uscito. La mettevo sempre nei juke-box. Anche Silvano, che non capivo cosa dicesse, e per questo mi piaceva. E si ritorna al discorso sulle canzoni che chiariscono tutto e non ti lasciano più spazio per l’immaginazione! Invece Jannacci ne ha sempre lasciato parecchio e l’ascoltatore era costretto ad interpretare, dunque a sforzarsi e divertirsi.

TLDIF: quali sono i tuoi oggetti preferiti?

SB: i libri e i dischi

TLDIF: ops, domanda banale, perdono!

SB: ahahahah!

TLDIF: Satisfaction – Rolling Stone

SB: ahimè, sono schierato dall’ altra parte, sono un Beatles fan TOTALE.

TLDIF: E se domani – Mina

SB: Spero sempre di poter continuare a divertirmi nel fare quello che faccio. E che la musica non diventi mai davvero un lavoro, se no perderebbe di senso.

TLDIF:  Quattro amici – Gino Paoli (e non Pino Paoli) e qui vogliamo nomi e cognomi (si scherza!)

SB: i quattro amici al bar mi mancano, andando sempre in giro… anche per questo prima c’era la lacrimuccia per i tempi de La forma. E anche per questo esiste il Dottor Djembé, per poter stare con gli amici.

TLDIF: bene, ne avremmo altre milioni di canzoni, ma possiamo fermarci qui…

SB: se volete ho ancora cinque minuti, poi mi sa che devo andare…

TLDIF: ok allora un’ultima domanda (vera..)

TLDIF:  Prossimo importante appuntamento a Firenze il 22 dicembre. Stefano Bollani per il secondo concerto di inaugurazione del Nuovo Parco della Musica. Ma non ti sembra di esagerare? Adesso anche il jazz nel Tempio della Classica e dell’Opera?

SB: risposta vera?

TLDIF: sì, via, oppure decidi te, vai…spazio libero!

SB: quella vera…

SB: Sì, mi sembra di esagerare.

TLDIF : Fantastico… Grazie allora, maestro, di questa chiacchierata e ti aspettiamo il 22 a Firenze per uno strepitoso concerto.

SB: Grazie a voi, davvero!

 

Foto di Andrea Paoletti