George Harrison: Living in the material world di Martin Scorsese al cinema solo il 19 aprile

A cinquant’anni dall’uscita del primo singolo dei Beatles, Love Me Do, Martin Scorsese firma il suo tributo a George Harrison, con il suo “Living in the material world” per un solo giorno nelle sale cinematografiche italiane: il 19 aprile.

Se chiedi alle persone se sanno il nome dei quattro Beatles spesso ti sentirai rispondere “Certo! John Lennon, Paul Mc Cartney, Ringo Starr e.. e…” e lui George Harrison. Una vita da comprimario, considerato spesso ingiustamente solo il “terzo Beatles”, lui di cui troppo spesso la gente non ricorda il nome, il timido e riservato, l’appassionato di musica orientale, il primo a portare il sitar nella musica rock, il vero collante del gruppo.

Sul bus che portava alla scuola media di Liverpool, George ci andava sempre con la sua chitarra. Su quel pulmino c’era anche Paul che lo notò e impressionato dalla sua bravura, nonostante la giovane età, lo presentò a John il quale lo fece entrare nei Quarrymen. E il resto è storia.

Più di tre ore tra interviste, documenti storici, immagini della vita privata dell’artista, molte delle quali gelosamente custodite dalla moglie che ha fortemente voluto e finanziato come produttrice il progetto, un lavoro certosino per entrare nella vita di uno dei più importanti artisti dello scorso secolo.

Il regista, premio oscar, Martin Scorsese, ha alle spalle già diverse incursioni nel rock con i suoi documentari dedicati a Bob Dylan (No direction home), e ai Rolling Stones (Shine a light).
In “Living in the material world” il regista percorre tutta la vita di George, dai suoi primi anni a Liverpool, al grande successo dei Beatles, dalla carriera da solita alle collaborazioni con grandi artisti, al suo amore per l’India, al mitico concerto per il Bangladesh del ‘71 fino ad arrivare alla morte avvenuta a soli 58 anni nel 2001 per un tumore ai polmoni.

Il ricordo del “chitarrista dei Beatles” rivive nei racconti di chi lo ha conosciuto e amato, tra le testimonianze di Paul McCartney, Ringo Starr, Yoko Ono, Ravi Shankar, Tom Petty, Eric Clapton, la moglie Olivia, il figlio Dhani e tanti altri. Un tributo a quell’uomo schivo e sognatore, che fuggiva dal mondo reale attraverso le lunghe ore passate nel suo giardino recitando mantra, un personaggio controverso che pure sentendo il peso del duo Lennon-McCartney è riuscito a scrivere gioielli come Something, Here Comes the sun, While My Guitar Gently Weeps, un omaggio alla musica.

”Non sono uno dei tanti che sa suonare la chitarra. So scrivere un po’. Non credo di saper fare nulla particolarmente bene ma credo che, in un certo senso, sia necessario che io sia esattamente così.”
George Harrison