Fab Four. Litfiba, i quattro migliori album

Scrivi Litfiba, leggi un pezzo di storia della musica fiorentina. Ripercorriamo l’incredibile  carriera iniziata sotto la stella del Rinascimento rock degli anni Ottanta, attraverso gli Lp che ne hanno segnato indelebilmente lo stile.

Testi da ripassare, riff da ricordare, o semplicemente brani da scoprire e riscoprire. Buon viaggio, anzi, Lacio drom.

 4 – EL DIABLO (1990)

Inizia un decennio, esce Maroccolo, arriva il grande successo di pubblico. Un disco dedicato al fuoco, che darà l’avvio alla cosiddetta tetralogia degli elementi. Meno raffinato, certo più rock, sicuramente più facile da ascoltare, e per questo premiato dalle classifiche. Non è lp più bello ma, per chi almeno una volta si è lanciato in un’interpretazione della title track o di Proibito con i finestrini abbassati, è impossibile non essergli affezionati.

Tracce da ricordare: Gioconda e Il volo (dedicata a Ringo De Palma, il batterista scomparso per overdose proprio nel 1990)

3 – TERREMOTO (1993)

Un album che si può giudicare dalla copertina. Un pugno deciso nell’Italia di Tangentopoli. Duro e puro nello stile come nelle tematiche; trascinante come il tour che lo seguirà, consacrato nel disco live  Colpo di coda. Senza perdere l’ironia, ma anche senza risparmiare nessuno: nemmeno la città che dei Litfiba è culla, descritta implacabilmente come centro di un mondo morto.  Amatissimo dai fan, segna uno degli ultimi picchi della produzione della band, prima che la parabola si faccia discendente.

Tracce da ricordare: Maudit, Fata Morgana e ovviamente Firenze sogna

2 – LITFIBA 3 (1988)

L’ opera che chiude la meravigliosa trilogia del potere, iniziata tre anni prima con il deflagrante esordio di Desaparecido. Bello, profondo, arrabbiato. Contro i poteri forti (Vaticano compreso, ascoltare Santiago  per credere), contro le catene, contro tutti. Il respiro new wave  si fa pù lieve, ma la classe resta invariata. E per, l’ultima volta, invariata è anche la leggendaria formazione originale.

Tracce da ricordare:  Ci sei solo tu, Tex, Paname

1 – 17 RE (1986)

Il capolavoro di Pelù e soci, pietra miliare della new wave. In una parola: indimenticabile. Grazie  anche al tocco magico degli arraggiamenti di Maroccolo. Corposo, suadente, segna in tutto e per tutto il miglior stile Litfiba. Uno straordinario susseguirsi dei brani, che si apre con la potenza di Resta e arriva al grido finale di Ferito.

Tracce da ricordare: tutte, ma in primis Apapaia e Re del silenzio

Piero Pelù. La strofa celebre:

Si può vincere una guerra in due
E forse anche da solo
E si può estrarre il cuore anche al più nero assassino
Ma è più difficile cambiare un’idea.

Il mio sogno è un taglio netto a tutto
E voglio che sia più reale
Potrei stare ore ed ore a parlare al silenzio
Ma è più difficile cambiare un’idea.