Duffy, il genio, il mito e l’uomo

Inaugurata oggi la mostra di Brian Duffy al Museo della Fotografia Alinari. Fino al 25 marzo.

Prorogata fino al 20 maggio

“Per mio padre, era solo un lavoro…”

Risponde così Chis Duffy alla domanda che tutti fanno ripetutamente, anche se in forme diverse.
Com’è possibile che un fotografo all’apice della sua carriera, dopo aver lavorato con attori, cantanti, modelle, musicisti e per le riviste di moda più importanti…dopo aver firmato due calendari Pirelli, tre covers album di David Bowie, come può insomma, lasciare semplicemente tutto?

L’incontro con Chris Duffy, figlio maggiore e curatore della mostra che raccoglie un gruppo di scatti eterogeneo a raccontare in immagini circa 20 anni di carriera, è illuminante. Illuminante per capire un atteggiamento, un modo d’essere, per metterti faccia a faccia con il mito e l’uomo e uomo, batte mito due a zero.

Le fotografie esposte nelle due sale Alinari deputate alle mostre fotografiche, raccontano una vita, una passione e una tecnica sorprendente. Uno che la fotografia ce l’aveva nel sangue, ma anche un genio che non sapeva fare compromessi, che si metteva in discussione senza sosta, che ha fatto la rivoluzione (insieme al grande amico David Bailey e a Terence Donovan) nel campo della moda scardinando quei modi posati e perfetti che fino ad allora erano gli unici possibili. Uno che non fotografava, creava.

Uno spirito fiero, indipendente, un uomo dal fascino incredibile che a un certo punto della sua vita decide di smettere la fotografia, uno stacco che più che a un tormento bruciante è dovuto a  un carattere indomabile, al desiderio di andare avanti e di fatto, nei 30 anni successivi Duffy, vive un’altra vita, da restauratore, e un’altra vita ancora di grande successo.

L’allestimento è sobrio, le immagini esposte sono state tutte ristampate per le mostre, la prima (in assoluto) è stata allestita a Londra alla Chris Beetles Gallery nel 2009. A fine percorso un video documentario (senza sottotitoli almeno per ora) da guardare tutto, realizzato per la BBC poco prima della morte di Duffy nel 2010.

Una mostra bellissima, una lezione sulla natura dell’essere artista, sull’essere ciò che si è semplicemente perché non se ne può fare a meno.
Alla faccia di quei famosi 15 minuti di popolarità.