Contemporaneo iconoclasta. Paul Fryer al Museo Gucci, fino al 2 settembre

Il Museo Gucci ospita, fino al 2 settembre, la mostra di Paul Fryer  Lo spirito vola.

Al primo piano del palazzo della Mercanzia, l’ex cappella, spazio per le mostre d’arte contemporanea, si candida decisamente a diventare luogo fondamentale in città, di celebrazione e scoperta delle tendenze dell’arte del nostro tempo.

Il Contemporary Art Space è stato inaugurato con Bill Viola artista di fama internazionale che quasi non ha bisogno di presentazione. Ora, per la seconda proposta di quest’anno, il Museo presenta Paul Fryer, artista inglese, talentuoso ed eclettico.

In mostra due opere che sono (ancora una volta) parte della collezione Pinault, Pietà-l’impero senza fine e Ophelia; una terza, Ecce Homo, è un prestito dell’artista stesso.

Ci sono forme dell’arte che sono solo apparentemente più facili di altre da raccontare, Fryer lavora con materiali che gli permettono di ricreare le sembianze umane in modo perfetto ma senza concepire figure che, almeno in questo caso, ti prendono allo stomaco per il loro essere realistiche.

Esiste un filtro, una capacità particolare di trasmettere riflessioni sul trascendente, la religione e la moralità che sono palesi, lampanti, solo vedendo le opere dal vero. L’atmosfera perfettamente calibrata riconduce e amplifica i sensi a un insieme di emozioni che sconfinano l’impressione che deriva dalla rappresentazione umana, vanno oltre, lì dove Fryer vuole condurre lo spettatore.

Così il Cristo, un uomo rappresentato in scala, più piccolo del reale, conduce a una riflessione sulla condizione umana. Sofferenza a compassione coesistono in un’immagine che rievoca la forza iconografica del Cristo morto, ucciso, sacrificato. E lo strumento della sua morte non è un simbolo che ha mutato nel tempo la sua valenza negativa, ma uno che è incontestabilmente strumento di tortura.

E Ophelia è reale, vera senza essere umana. Silenziosa e perfetta nel suo essere essenziale, lontanissima dall’immagine pre-raffaellita così poetica ed elegante è invece congelata in un attimo di passaggio, tra vita e morte, quell’istante che puoi vedere guardandola negli occhi.

Un bel tuffo nel nocciolo duro del contemporaneo, forse non una mostra facile ma una bella occasione per confrontarsi con un artista giovane dalla maturità sorprendente e con le forme meno consuete dell’arte.