Cinema Horror: Istruzioni per l’uso

Siamo in piena estate e le sale cinematografiche si svuotano sia di pubblico che di film, ad eccezione di un genere che invece ad agosto sembra aver trovato la sua collocazione ideale: Il Cinema Horror.

Snobbato dai più è in realtà il cinema stesso che si diverte, si prende in giro e che fa sfoggio di tutte le armi migliori del suo linguaggio; crea mondi, personaggi e situazioni impossibili, ma sempre prendendo spunto dalle paure globali di tutti e di tutti i giorni.

Se, per fare i sofisticati, finora siete andati in giro dicendo che il cinema horror vi fa schifo e che apprezzate solo i film francesi, vi siete sbagliati di grosso. Ecco 5 dei miei preferiti da vedere per non far brutta figura se mai doveste incontrare Tarantino:

  • La Casa (Sam Raimi, Usa 1981) è uno degli splatter low-cost più famosi degli anni 80 ed è proprio l’esempio giusto se si parla di cinema per cinema. Un classico: quattro amici, una casa nel bosco e un vecchio libro di stregoneria.
  • Uno dei più spaventosi in assoluto è Nightmare – Dal profondo della notte (Wes Craven, Usa 1984). Il cattivo più cattivo che c’è Freddy Krueger si vendica uccidendo nei sogni; fra le vittime un giovanissimo Johnny Depp.
  • Anche i grandi registi si sono cimentati nei film dell’orrore, come (fra i tanti) Roman Polansky con Rosemary’s Baby (Usa, 1968). Un capolavoro su cui girano diverse leggende legate all’omicidio di Sharon Tate, moglie del regista, uccisa dal famoso serial killer Charles Manson nel 1969.
  • Per spiegare invece come questo genere, più di altri, possa riflettere le ansie di un periodo storico è sufficiente guardare Il gabinetto del Dottor Caligari (Robert Wiene, Germania, 1920). Lo so è in bianco e nero e pure muto, ma fate uno sforzo perché è ancora oggi uno dei migliori che c’è.
  • Scegliendo fra i più recenti, sicuramente The Ward (Usa, 2010) del maestro dell’horror John Carpenter. La storia angosciante di alcune ragazze perseguitate da qualcosa o qualcuno all’interno di un manicomio.

Ricordate che la visione deve essere in un rigoroso silenzio, al buio e possibilmente soli.