Fiorentini sul grande schermo: Chiara Chiti

Intervistiamo Chiara Chiti, attrice emergente fiorentina. Ha iniziato la sua carriera nel 2008 con un ruolo da protagonista nel film-scandalo di Matteo Rovere: Un Gioco Da Ragazze.

Nel film si descrive la delicata tematica del bullismo femminile vissuta da tre adolescenti della borghesia lucchese, fra droghe e problemi familiari. La Commissione censura ha deciso di vietare il film ai minori, in quanto induce a comportamenti imitativi. Ed è proprio la figura della protagonista (interpretata da Chiara) così cinica, sessualmente immorale e disprezzante la vita che ha fatto tanto discutere. Il film, presentato al festival di Roma tra polemiche e plausi, è stato il trampolino di lancio per Chiara. In questa intervista ci racconta come ha vissuto l’esperienza, ma anche quali sono i suoi progetti e i suoi obiettivi per il futuro, in un periodo in cui la crisi si sente anche al cinema.

Come è iniziata la tua carriera nel cinema?

Un giorno per caso ricevo una telefonata da una agenzia fiorentina con la quale avevo già collaborato come modella da quando avevo 15 anni: mi propongono un provino per il film e mi mandano le battute. Ero a Milano, mi ero trasferita per studio. Resto perplessa dalla telefonata: non avevo mai pensato di recitare e per di più non avevo alcuna esperienza. Leggo la scena e all’inizio non capisco bene il personaggio di Elena, la protagonista. Ma, nonostante la perplessità, mi incuriosisco; decido di provare quest’avventura. Al casting c’erano tantissime altre ragazze. Il regista voleva, rischiando, trovare ragazze quanto più vere possibili, quindi il provino era rivolto sia a ragazze senza esperienza che a professioniste.

Come hai affrontato il primo provino e quelli successivi?

Non so come, ma mi sono auto-convinta di potercela fare. L’ho vissuta senza imbarazzo e il video che ho fatto è piaciuto molto. É stata la prima volta che ho scelto da sola, ci ho messo tutta me stessa. Dopo molti provini siamo rimaste solo in due… e poi Chiara Chiti presa!

Qual è stata la tua reazione?

Ero in un periodo della mia vita dove avevo deciso di dedicarmi esclusivamente allo studio e laurearmi. I provini li avevo fatto un po’ per gioco, un po’ per mettermi alla prova, e quando ho avuto la parte ho voluto riflettere per un mese prima di accettarla. La cosa che più mi preoccupava era che il personaggio era davvero complesso e molto diverso da me: una stronza, una bulla con un sacco di problemi, anaffettiva. Mi chiedevo: dove le trovo queste cose? Io non ce l’ho!

E poi?

E poi non è vero che non ce le avevo. Tutti abbiamo tutto, si tratta di entrare in contatto con te stessa ed elaborare delle tue sensazioni che pensavi di non avere e lavorare tanto per riuscire a prenderne consapevolezza. Questo l’ho capito solo adesso, li per li è stato più difficile. Devo dire grazie al regista che ha rischiato sia con me che con le altre due ragazze, anche loro esordienti, per tutto il lavoro fatto insieme.

Il personaggio di Elena Chiantini è molto complesso, è stato difficile interpretarla e poi liberarsene?

All’inizio c’è stata una fase in cui io la giudicavo troppo, poi ho cominciato a chiedermi il  perché e il per come Elena si comportava così crudelmente verso se stessa e verso gli altri,  per capirla, amarla e interpretarla. Liberarsene non è stato né facile né difficile. Solo un po’  di tempo dopo mi sono resa conto di quanto questa esperienza mi aveva enormemente  arricchito. Ho voluto impegnarmi seriamente ho iniziato a studiare e fare seminari per  acquisire i strumenti per recitare.

Alcune sequenze ti vedono impegnata in scene di sesso. Come hai vissuto questa esperienza?

Sinceramente non mi sono imbarazzata più di tanto, oramai ero entrata nella parte. Le scene di sesso fortunatamente vennero girate a fine riprese, quando ormai si era stretto un rapporto con l’attore di amicizia e confidenza. E comunque l’imbarazzo iniziale mi è servito per creare il senso di disagio che vive l’attrice. Devi essere capace di utilizzare le tue sensazioni ed incanalarle nel personaggi che interpreti. Questa è la forza dell’attore: sentire l’energia e utilizzarla, trasformandola.

Parlarci del secondo ruolo che hai interpretato dopo Un Gioco da Ragazze.

Nel 2009 ho fatto un altro film, Vorrei Vederti Ballare. Era un ruolo molto diverso dal primo. Alla seconda esperienza cambia tutto: devi rimetterti in gioco, questa volta davvero, senza attaccarti a quello che hai vissuto prima. In questa occasione ho avuto la possibilità di lavorare accanto a nomi noti come Giuliana De Sio e Alessandro Haber. Anche questa volta il personaggio è piuttosto complesso, alle prese con problemi familiari e di anoressia. Un film indipendente che purtroppo non trova una distribuzione, con un produttore che ha rischiato investendo soldi.

L’interpretazione di questi personaggi ti hanno in qualche misura cambiata?

Mi lasciano qualcosa, ma non mi cambiano. I personaggi sono io, sono piccole parti di me.

Altri progetti?

Ho girato una fiction Non Smettere di Sognare che è andata in onda a primavera sulle reti Mediaset. Racconta di giovani talenti alle prese con danza, canto e altre discipline, ispirata ai vari talent show che ci sono in tv. Io interpreto una ballerina che vuole emergere a tutti i costi. La televisione è molto differente dal cinema: nelle fiction tv i tempi sono strettissimi e non si ha il tempo di poter approfondire le tematiche dei singoli personaggi. Sempre per la Tv sarò la protagonista di una puntata di una fiction tv che andrà in onda verso dicembre.

La tua vita come è cambiata?

Ho capito che nella vita devi seguire quello che senti. Fino a quando ero all’Università era più semplice: quando i provini andavano male mi tenevo attaccata a Chiara studentessa. Ora invece se mi va male un provino, visto che ho deciso di buttarmi in questo mondo, ci rimango male. La situazione in Italia per gli attori è critica: non ci sono Actor Studio e non esistono sindacati. Lavori 15 ore nel set ma non ti puoi lamentare: è già tanto se c’è lavoro! In Francia ad esempio la situazione è diversa: gli attori sono considerati “lavoratori ad intermittenza” e quando non lavorano lo stato li sussidia.

Quali sono i tuoi obiettivi in questo momento?

Il mio obiettivo adesso è studiare per migliorare. Diciamo che vorrei arrivare ad essere scartata ai provini solo perché cercano un’attrice bassa e non perché non sono all’altezza!

(scritto da Valentina Barabuffi e Lorenzo Dell’Agnello)