Abbattete il muro: “The Wall” dei Pink Floyd torna nei negozi

Il 28 febbraio è in arrivo una versione rimasterizzata del disco più visionario della storia. L’album-simbolo del genio megalomane di Roger Waters.

Fu l’alienante imponenza del tour di The dark side of the moon (1973) a ispirare questa mastodontica metafora di isolamento e ribellione. “Corri, coniglio, corri, scava quella buca, dimentica il sole”, canta soavemente la voce di Gilmour in Breathe, scivolando con perizia sulle note leggere.

Un’esortazione profetica, che sembra già delineare l’immagine del Muro. Una visione imponente, suggestiva, all’ombra della quale si stagliano orrori d’ogni sorta. Il più grande di tutti, la vita. Con le sue delusioni e banalità disarmanti. Con il suo scorrere incessante tra follia e amarezza.

La maschera è pronta per essere indossata, le luci sono accese, una chitarra elettrica si abbatte con violenza sulla folla in delirio: la parabola discendente di Pink può cominciare. Una ricerca affannosa tra le pieghe della memoria. Un viaggio tormentato nel punto più basso della sua follia.

Con questo suono totale e totalitario si apre uno dei più grandi concept album di sempre. Al centro, la patetica figura di Pink, una rockstar in crisi depressiva che decide di erigere un muro immaginario che lo isoli dal mondo e dalle sue illusioni.

La sua storia, una serie di istantanee in bianco in nero che ritraggono oscure reminiscenze, sogni infranti e speranze perdute. Incastonandosi uno dopo l’altro, traccia dopo traccia, ecco sfilare i fantasmi che lo hanno ossessionato per tutta la vita, lasciandogli ora solo un pallido ricordo.

Il padre morto in guerra, la madre oppressiva, i professori aguzzini, gli odiati fan, l’ex moglie mai dimenticata: mattoni perfetti per costruire quell’insormontabile barriera.

Chiuso in un paranoico isolamento, Pink si crogiola nel suo languore suicida. La tanto agognata atarassia è ormai giunta, può finalmente nuotare in mezzo alle onde dell’illusione. Godendosi, fino in fondo, l’indescrivibile piacere dell’indifferenza.

Ma la ferrea legge dello showbiz non ammette defezioni: the show must go on. Pink viene costretto a esibirsi e, totalmente in preda al delirio, arringa la folla con parole d’odio. Incitando il popolo adorante negli scellerati panni di novello Hitler.

La disfatta è vicina: il muro sta per crollare, la maschera è sul punto di andare in pezzi. Nervi a fior di pelle, cuore affamato, pulsioni incontenibili: non resta che correre all’impazzata, scrollandosi di dosso queste odiose sensazioni. Brandelli di vita che ancora vibrano dentro al suo cuore, inutilmente esorcizzati nel rito collettivo dello show.

Esauritosi l’effetto narcotico delle droghe e del bagno di folla, Pink perde la maschera del dittatore, mettendo in atto l’ultimo, spettacolare delirio: un processo contro se stesso. Inizia così una spietata autoanalisi dai toni kafkiani, che si traduce in un confronto diretto con tutti i suoi incubi, sino ad ora rigettati oltre la falsa incolumità del muro.

Il verdetto è lapidario: “E’ stato colto in flagrante mentre mostrava sentimenti di una natura quasi umana”; la punizione, scontata: “Io sentenzio che tu sia esposto di fronte ai tuoi simili”; l’ordine, perentorio: “Abbattete il Muro!”

Questo, in breve, il contenuto di quell’opera che nel 1979 segnò -nel bene e nel male- la carriera dei Pink Floyd, inaugurando la potente allegoria del muro come ostacolo insormontabile alla comunicazione umana. La caduta e la lenta risalita di Pink, malinconico alter ego dello stesso Waters, quei mattoni di una memoria che è soprattutto dolore, quelle magnifiche ossessioni magistralmente disegnate da Gerald Scarfe, esplosero e catturarono l’immaginario collettivo di milioni di persone.

L’innesto di voci, grida, pianti e rombi d’aereo non fanno altro che aumentare la potenza di questo album, trasformandolo in una colonna sonora perfetta, magistralmente trasposta nell’omonimo film di Alan Parker (1982).

Oggi, a distanza di oltre trent’anni, The Wall viene riproposto in una smagliante riedizione; in particolare la versione Experience conterrà, oltre alla tracklist ufficiale rimasterizzata, anche delle versioni demo dei brani, dalla stesura iniziale per voce e chitarra, a tutte le versioni alternative preparate dalla band in fase di registrazione.

Un viaggio nel suono e nel tempo quindi, alla riscoperta di un disco ipnotico e seducente. Quello che decretò l’implosione di uno dei più grandi gruppi del Novecento.

Il muro è ormai definitivamente abbattuto. Restano solo i mattoni, quelle straordinarie canzoni, pietre angolari della storia del rock. Suoni e parole sempre attuali. Ancora maledettamente perfette per le nostre scorribande su e giù fuori dal muro.