Dr. House: in arrivo l’ultima stagione. Dal 24 Aprile su Canale 5

Il countdown è iniziato: a breve andrà in onda la stagione conclusiva di Dr. House – Medical Division. L’atto finale del medico più amato e odiato della storia televisiva.

Acido, geniale, megalomane, claudicante, con le tasche stracolme di antidolorifici: è il medico senza camice, l’antieroe del genere hospital. Dr. House, per gli amici Greg. Se ne avesse almeno, potrebbe dire così. Ma lui è il luminare più tagliente che il palinsesto serale abbia mai conosciuto. E della compagnia umana non sa che farsene. Eccezion fatta per qualche prostituta o il malcapitato Dr. Wilson.

“Preferisce un medico che le tiene la mano mentre muore o che la ignora mentre migliora?” Un mantra oltremodo sfacciato ma efficace. House ha una ferita profonda e un talento sconfinato, cose difficili da gestire. Un conflitto interiore che affronta sbattendo in faccia agli altri una miseria travestita da corrosivo cinismo. Un personaggio che, con la sua misantropia disarmante, si è imposto al vertice delle classifiche televisive di mezzo mondo.

Odioso senza però scivolare nel macchiettismo, il volto di House è quello di Hugh Laurie: sguardo intenso, viso emaciato, fisionomia esile e slanciata. Un raffinato interprete britannico, che grazie a questo ruolo si è aggiudicato ben due Golden Globe come miglior attore per serie televisive drammatiche.

Si dice che il medico pietoso faccia la piaga purulenta. Ma con House questo pericolo non c’è: modi scontrosi, irriverenti, metodi non proprio ortodossi e un agire perennemente fuori dagli schemi sono infatti le sue armi più riconoscibili. Un dottore non propriamente socratico, ma certo un grande luminare. Una genialità intrisa di follia, un modus agendi sfrontato. Che lo rende il più efferato degli anarchici.

Il paragone  con Sherlock Holmes è fin troppo scontato: con il celebre investigatore di Baker Street Gregory House condivide il virtuosismo musicale – anche se al violino preferisce le chitarre elettriche o il pianoforte – un’insana dipendenza dal Vicodin – droga legalizzata a tutti gli effetti –  l’applicazione sistematica del metodo deduttivo nonché il numero civico dell’abitazione.

House incarna così la complessità dell’animo umano: le falsità che nascono dalla paura, l’amore egoista di chi rifiuta di mettersi in gioco, l’aggressività che diviene arma per oscurare una malcelata debolezza.

Gli stessi episodi sono strutturati come dei veri e propri gialli, dove il protagonista e la sua équipe cercano di risalire alle cause sfuggenti e nascoste della malattia. Le ipotesi si susseguono, scandite da analisi, ricerche e tentativi di risolvere l’enigma medico. In un crescendo drammatico per vincere l’ennesima lotta contro il tempo.

Il fenomeno televisivo degli anni 2000 è ormai giunto alla sua ultima stagione, che certo non sarà avida di rivolgimenti e colpi di scena. “Quando sarà il momento, penso sarebbe meglio ci fosse un finale chiaro, invece di uno che senza risposte” – commenta Hugh Laurie – “Vorrei uscire di scena con un botto, non con un mugolio”.  

Chissà allora quale sarà la sorte di questo bastardo senza remissione, portatore di ferite profonde non solo fisiche. Un dottore poco etico forse, ma dalla personalità fortemente epica. La cura più adeguata contro la banalità delle serie mediche convenzionali.