Breaking Bad: arriva la quinta e ultima stagione del capolavoro di Vince Gilligan

L’attesissima news arriva dal profilo facebook del protagonista Bryan Cranston: sono appena iniziate le riprese dell’ultima stagione. A Luglio in onda negli USA.

Partiamo da un assunto: in anni in cui la qualità media dell’offerta cinematografica si sgonfia, quella di alcune serie TV ha subito un andamento speculare: innalzandosi e arrivando a non far rimpiangere (quasi) nessun quotato regista del Grande Schermo.

Breaking Bad rappresenta la sintesi massima di questo assioma. Una serie enigmatica, per certi aspetti indescrivibile: semplicemente unica. Nonostante una partenza ad andamento lento (scontando il celebre sciopero degli sceneggiatori Hollywoodiani), si è imposto probabilmente come il miglior prodotto passato sul piccolo schermo nell’ultimo decennio. In un crescendo rossiniano di pathos, maestria, tensione, colpi di scena, personaggi indimenticabili e attori azzeccatissimi.

Lo spunto, o meglio, la scusa è quella di un quieto, piattissimo professore di chimica di un Liceo di Albuquerque – nell’arido e selvaggio New Mexico – cui viene diagnosticato un cancro non operabile ai polmoni, con circa due anni di vita. Bene, a questo punto la sua vita cambia. Totalmente.

Una famiglia con moglie, figlio adolescente (bisognoso di cure) e un’altra figlia in arrivo a carico. La metamorfosi kafkiana del dimesso Walter White è pronta: servita su un piatto d’argento. O di cristalli, se preferite: quelli di meth (metanfetamina), che decide di cucinare e poi (far) spacciare, sfruttando le brillanti conoscenze chimiche per assicurare un futuro alla famigliola tutta.

http://youtu.be/PMwb3h2ytIo

Tranquilli, nessun odioso spoiler: tutto ciò è racchiuso nella prima puntata. Il resto è un susseguirsi straordinario di avvenimenti, mutamenti, personaggi, scenari, doppi giochi. Costantemente in ascesa: ogni serie migliora. Sensibilmente. Breaking Bad è questo, e molto altro.

Pone al centro della scena un character qualunque, di un posto qualunque. Il professor White è l’anonimato più straziante e nudo: dimenticato, perdente, pavido, timido, represso e un po’ narciso. Magnetizza – con una disciplina mai vista prima – l’attenzione dello spettatore su una trasformazione (in)naturale. Estrema. Giocando come il gatto col topo con le sensazioni di chi segue: sgradevole, odioso, penoso, dolcissimo, paternalista, diabolico, timidissimo. Spiazzando l’occhio, attirando o distraendo l’attenzione come nessuno.

Uno show che in America è diventato un caso, tanto da segnare una cesura: prima e dopo, Breaking Bad. Chi è, Walter White? Chi è, Heisenberg? Un calibratissimo gioco di nervi pieno di dubbi, insidie e nessuna smagliatura, ipnotizzando lo spettatore.

Nel quadro tratteggiato dalla perfetta sceneggiatura e da una regia maniacale e innovativa, non si salva nulla: la falsità e il bigottismo represso della profonda provincia yankee, i conti con la propria coscienza, il peso e l’importanza delle menzogne nell’arco di una vita, la morale, l’individualismo selvaggio, il cinismo diffuso, l’immagine sociale di facciata, l’illegalità dilagante, gli avvocati come i tossici, le madri come i poliziotti. Figure e figuranti di una società alla deriva; cosparse di sensazionali parentesi di humour nero e grottesco.

Intrisa di una misantropia lucidissima, è una serie che avrebbe potuto girare il miglior David Cronenberg: neo-realismo chirurgico negli anni di Twitter e dei fast food, ormai di proprietà dei Latinos. In definitiva, serve per fare il punto su dove sia arrivata oggi la società contemporanea: sul peso dei soldi, in tutte le sfaccettature della realtà occidentale. E sulla paura, sopratutto di conoscere sé e chi circonda la propria, curata aiuola.

Se gli USA hanno vissuto decenni all’insegna del sogno americano, beh, nel bel mezzo della crisi post-Bush è arrivata la sveglia, direttamente in un incubo: direttamente in Breaking Bad.