Viola ko a Torino.

Fiorentina e Juventus: una rivalità storica, che ha radici lontane.

[Di Chiara Poggi & Leonardo Capanni]

Nell’ultima giornata del 1982 le due squadre si trovano in testa a pari punti. Sono i bianconeri a conquistare il titolo, mentre la Fiorentina cade a Cagliari, tra le polemiche.

Da quel giorno ha inizio la gara infinita. E anche stasera, nella cornice dello splendido Juventus Stadium, l’atmosfera è quelle da notti magiche. Da grande derby o super-clàsico, come lo chiamano in Spagna. E fra Juve e Fiorentina è stato, è e sempre sarà qualcosa di particolare, di diverso. Di vivo ed acceso.

Nell’anticipo della nona di campionato, si inizia con una Fiorentina in versione partenopea – non per la fantasia in campo (sigh) – ma per la formazione che ricalca quella del S.Paolo, a parte lo squalificato Montolivo.

Contro una Juve dal tridente mobile e dal centrocampo dinamico. Entrambe le squadre, reduci da un 2-2 casalingo negli anticipi di sabato, sono alla ricerca disperata di una vittoria. Alla Fiorentina i 3 punti mancano da 3 giornate e la panchina di Mihajlovic sta iniziando a vacillare.

Nella gara di stasera c’è però la certezza di avere un uomo in più in campo (Jovetic) e un altro in panchina, pronto a subentrare (Gilardino).

Si parte. E non con i migliori auspici per la viola: Mihajlovic mette Kharja in marcatura asfissiante a uomo su Pirlo, perdendo di fatto un uomo a centrocampo. E dopo 5’ minuti è solo Juventus.

Un primo tempo da Fantasma dell’Opera per la truppa-Sinisa: non c’è filtro a centrocampo, nessun accenno di manovra, nessun contrasto vinto, fasce difensive che ballano più di Nureyev. Male, malissimo.

La Juve – che ci mette un ritmo forsennato – fa un figurone. Il risultato è un gol un po’ rocambolesco di Bonucci, su incertezza di Boruc.

E per fortuna al 45′ si va a prendere il tè con l’incredibile passivo (per le occasioni avute dai bianconeri) di un solo gol. Mezzo miracolo.

La ripresa si apre con Gilardino al posto di un inconsistente Cerci. E le squadre sembrano essersi scambiate le maglie: la manovra viola si allarga bene, respira. Pressa alto la (poco tecnica) difesa juventina, dando numerosi grattacapi ai rivali nei primi 20′. E, così, arriva anche il gol. Una perla di interno dal limite di Jo-Jo, su tacco di Vargas, a sua volta lanciato dal Gila dopo un letale contropiede.

Troppo bello per essere vero: giusto il tempo di sperarci e la Viola si affloscia nuovamente.

La ‘sindrome del braccino‘, usando termini tennistici. Si contrae e non riparte più. Risultato? Ovviamente il 2-1 juventino, con un Pepe degno del miglior Mirko Bergamasco, che riesce a servire un letale Matri che infila Boruc per il vantaggio bianco-nero. A poco serve la reazione di nervi finale.

La Juve, proprio nel momento in cui sembra essersi persa, con una grande prova di maturità, riesce a rialzarsi. I bianconeri tornano in vetta al campionato, anche se forse solo per una notte, mentre dall’altra parte c’è una Fiorentina caotica ed inoffensiva come le idee(?) del suo allenatore.

Sempre più uomo solo nella burrasca autunnale. Sbiadito e contestato. Sinisa stesso aveva parlato di partita della svolta.

E che sia il momento buono per dirsi addio?