TifOne, il robot subacqueo toscano per l’archeologia marina

Alessandro Ridolfi, giovane ricercatore fiorentino, mi ha raccontato come è nato questo robot subacqueo in grado di raggiungere fino a 300 metri di profondità.

«Alessandro, ma quanti anni hai?» «Soltanto 27, Stefania». L’ho conosciuto telefonicamente Alessandro Ridolfi, il ricercatore fiorentino laureato in Ingegneria Meccanica che ha partecipato alla realizzazione di TifOne, il nuovo robot subacqueo in grado di mappare in totale autonomia i fondali marini. TifOne è stato inaugurato qualche giorno fa dopo ben tre anni di ricerche e sperimentazioni.

Sono state sufficienti poche parole per farmi capire quanto sia stato faticoso e al contempo gratificante il duro lavoro che ha coinvolto Alessandro e altri 50 giovani ricercatori dell’Università di Firenze e di Pisa. A Firenze il progetto è stato guidato da Benedetto Allotta, professore di Robotica del dipartimento di Ingegneria Industriale e già velista con una passione sconfinata per il mare; e Andrea Caiti, vicedirettore del centro di ricerca E. Piaggio dell’Università di Pisa.

Alessandro mi spiega come l’automa sia stato realizzato grazie al progetto Thesaurus, con finanziamento della Regione Toscana. Di TifOne sono stati creati tre esemplari tutti uguali, con le medesime sofisticate caratteristiche e dotati di un sistema di acquisizione di immagini ottiche e acustiche con la capacità di comunicare tra di loro.

Come è nata l’idea di TifOne?

«La proposta di creare un robot che agisse in totale autonomia, è partita dal professore Allotta che era già mio tutor quando stavo preparando la tesi specialistica . Aderire al progetto è stata una vera e propria sfida che mi ha consentito di conoscere altre persone e di sperimentarmi sul campo. Dobbiamo considerare d’altronde che in Italia l’attività di robotica non è poi così esplorata.»

tifone robot subacqueo

Quali sono i punti di forza di questo robot subacqueo?

«Ha delle prestazioni elevate, dal momento che può arrivare fino a 300 metri di profondità e nasce per salvaguardare il patrimonio archeologico che giace sui fondali dei nostri mari. Fino a 50 metri di profondità è semplice arrivare, tant’è che non siamo mai sfuggiti ad operazioni di sciacallaggio, ma oltre i 60 metri le profondità iniziano ad essere difficoltose.

Un altro valore aggiunto è il costo relativamente minimo, considerando che TifOne – essendo autonomo – andrebbe a sostituire i mezzi in superficie che sono più dispendiosi. Non solo: oltre a rintracciare relitti o scoprirne di nuovi, TifOne consente anche di individuare fonti inquinanti in anticipo e tutelare le nostre acque.»

Alessandro, spiegaci come funziona praticamente TifOne.

«TifOne è svincolato da qualsiasi collegamento con la superficie, viene precaricata la missione che deve compiere e – una volta azionato – svolge il compito che gli è stato assegnato. Di sicuro più facile a dirsi che a farsi; pensa che noi siamo partiti praticamente da zero.»

Quali saranno i passi successivi, i progetti futuri insomma?

«Il progetto scade a breve; uno dei robot sarà così utilizzato per un altro progetto al quale stiamo lavorando e gli altri è possibile che vengano adoperati per alcune missioni nell’Arcipelago Toscano per localizzare relitti già noti o da scoprire. Quello che è certo è che il lavoro non si ferma qui.»