I poeti cinguettano. Poetwitter, il primo concorso italiano di poesia su Twitter

Tra un hashtag e l’altro ci scappa anche la poesia. Se pensi che 140 caratteri non possano bastare per esprimere versi e figure retoriche, ti sbagli. A Firenze c’è chi ha lanciato Poetwitter, un concorso per i maghi della penna, anzi dei tweet.

I poeti adesso cinguettano. Beati loro. Io ancora, anche se mi vergogno un po’ ad ammetterlo, non capisco a pieno il funzionamento di Twitter. C’è chi invece ha pensato di lanciare addirittura un concorso dedicato ai poeti 2.0.

Sono incappato in questa sfida a colpi di tweet per caso: nella lunga lista dei concorsi (da quelli per scrittori, ai bandi per fotografi in erba) mi è saltata all’occhio questa competizione per i tweet-maniaci. Si chiama Poetwitter, ci si può registrare entro il prossimo 13 settembre, mentre dal giorno dopo parte la vera e propria sfida, che dura un mese.

Il primo concorso nazionale di poesia su Twitter è promosso dalla Biblioteca Renato Fucini di Empoli. Il funzionamento di Poetwitter è piuttosto semplice. Com’è ovvio, serve un account Twitter. E questo ce l’ho. Altro elemento necessario: un pizzico di estro poetico. Qui invece pecco un po’. Ultima caratteristica utile: la capacità di sintesi. In questo caso ce ne vuole molta, per condensare in 140 caratteri un componimento poetico.

Poetwitter, concorso poesia su Twitter

Ogni scrittore 2.0 potrà sfruttare 3 tweet, con cui inviare 3 diverse poesie, dopo essersi registrato via mail (biblioteca@comune.empoli.fi.it) e dopo essere diventato follower della biblioteca.

Attenzione però. Per i primi due tweet il tema dipende dalla creatività di ognuno. Il terzo dovrà essere dedicato al mondo dei libri, della lettura e della biblioteca. Tra tutte le poesie che saranno twittate dopo il 14 settembre, saranno scelti 10 vincitori.

Il premio di Poetwitter? Il diploma di poeta su Twitter e la pubblicazione sul sito della biblioteca dei componimenti migliori. Un riconoscimento simbolico, ma in fondo anche i più grandi poeti miravano soprattutto a una cosa: la gloria.