Gli Archivi Personali: un progetto di Francesca Pazzagli &Co.

Una faccia nota: Francesca Pazzagli. Architetto. Origini umbre. 32enne.
E’ assistente universitaria ai corsi di Tecnologia dell’Architettura. Con  lei parliamo del suo nuovo progetto: Archivio Personale.

Cos’è Archivio Personale?

Archivio Personale è un contenitore di idee ed esperienze, uno spazio fisico – ma anche mentale – in cui si elaborano progetti di set-design, produzione di eventi, styling, grafica.

Da chi è composto?

Siamo architetti, designer e stylist.
C’è una formazione fissa composta da me, Alessandra Foschi e Giulia Iaquinta ed un network di collaboratori sparsi tra Firenze e Milano.C’è poi Francesca Sorgato, anche lei architetto, che vive a Londra da un paio di anni e si occupa del progetto “Archivi personali”.

In che cosa consiste il progetto degli Archivi?

Gli Archivi Personali sono una raccolta di immagini relative a personaggi più o meno noti del design, della moda e dell’Arte contemporanea.

La novità è che il progetto vuole far conoscere i designer attraverso i loro archivi, le collezioni ordinate di oggetti quotidiani, ricordi, collezioni: cose che generalmente rimangono nascoste, chiuse dentro un cassetto o conservate fra le mura domestiche. Tutte queste storie  – “Archivi personali”, appunto –  saranno  consultabili dal nostro sito, con l’intento di creare un network, una piattaforma che permetterà agli artisti di mostrarsi e darà vita a un database di nomi provenienti dai più disparati campi della creatività.

Raccontaci di alcuni lavori realizzati

Abbiamo appena concluso un progetto per Luisa Via Roma qui a Firenze, in collaborazione con altre giovani realtà fiorentine. Lo scopo era quello di aiutare un’associazione Onlus che fa capo all’Ospedale pediatrico Meyer.
E’ stata un’esperienza forte, che ha dato la possibilità di far lavorare in sinergia studi giovani e nuove realtà (www.eccellenzetoscane.it).

Poco tempo fa abbiamo presentato a Milano  un progetto sulla sostenibilità ed il recupero della tradizione e dell’artigianalità nel design. Il committente era Stone Italiana, un’azienda che punta molto sui giovani e ha una forte sensibilità per i temi della salvaguardia ambientale. Per loro abbiamo realizzato un mobile ad uso urbano: una rivisitazione in chiave contemporanea delle vecchie madie che servivano a contenere il pane.

Altri interessanti progetti sono stati Art Verona, a ottobre, e il Fuori di Taste, a Firenze.

Collaborate anche con Pitti Immagine. Ultimo progetto?

Abbiamo curato il Set-Design per un evento della Fondazione Pitti Discovery, presentato il 14 e il 15 giugno: “Vestirsi da Uomo”, all’interno della Palazzina Presidenziale della Stazione di Santa Maria Novella. Il concept e la regia erano di Olivier Saillard, direttore del museo della moda Galliera di Parigi.

Valutazione sul design italiano?

Il Design Italiano va di pari passo con la parola “Industrial” ed è cosa certa che in questo – come peraltro nella moda – siamo imbattibili.

A mio parere non è ancora ben delineato il processo di trasformazione del designer in artigiano, cosa che invece accade in Nord Europa, dove i nuovi artigiani sono proprio i designer. Esempi celebri (uno su tutti Piet Hein Eek) che riescono a conciliare le due facce della stessa professione: l’ideatore e il creatore di prototipi e modelli. Questo tipo di approccio da noi si confonde ancora con la tradizione antica dell’artigiano, che certamente è da tutelare ma anche – e possibilmente – da far evolvere.

Il pezzo unico sta acquistando di nuovo un valore preminente a fronte della serialità. Chi ama il design di solito ne è anche un collezionista: la soddisfazione maggiore, a tutti i livelli, è quella di possedere un oggetto unico ed esclusivo, realizzato con una spasmodica cura.

(Da sinistra: Giulia Iaquinta, Alessandra Foschi, Francesca Pazzagli)