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Shut up, Firenze. La Cité verso la chiusura e il centro che verrà

Ho letto che La Cité di Borgo San Frediano si avvia verso la chiusura, prevista per Dicembre. Un copione noto nel centro di Firenze, dove molte attività hanno lasciato il passo a grandi brand e globalizzazione senza freni.

Ieri sera apprendo inizialmente con stupore l’annuncio dell’imminente chiusura da parte dei gestori della libreria-caffetteria La Cité: uno degli angoli più vivi e caratteristici dell’Oltrarno in zona San Frediano. Uno di quei posti dove rilassarsi tra un libro e un bicchiere di vino o semplicemente ritrovarsi per un cocktail diladdarno. La Cité, da diversi anni, è diventata un crocevia di live, iniziative o rendez-vous per un caffè pomeridiano; un ricettacolo vagamente bohemiénne di letture, musica e drink notturni. Uno di quei bar che in giro per l’Europa troviamo praticamente in ogni città.

E da ieri, con la conferma del sequestro preventivo con chiusura alle 23, La Cité rischia seriamente di scomparire. Un pericolo per la salute psico-fisica delle persone: così viene spiegato il vulnus alla base del provvedimento. Ma al netto del rumore e dell’inciviltà – che la fa da padrona a più livelli nella nostra società – mi soffermo sul centro di Firenze e mi viene in mente uno scenario a tratti inquietante come un film distopico di Terry Gilliam.

Non si può parlare per strada, non si possono organizzare concerti all’aperto a fronte di una burocrazia degna del Portogallo di Salazar, non si può bere all’aperto. Quo vadis, baby? Pardon, cultura. Per una via del centro che fino all’inizio degli anni zero fu bollata a più riprese come degradata, trascurata e senza anima, La Cité è stata uno dei primi fattori di controtendenza: aprendo la strada ad un piccolo processo di gentrificazione in Borgo San Frediano. Sono nati altri locali – come il NOF – e in generale il volto della zona è sensibilmente mutato, prendendo vita da un silenzio assordante, cupo.

E creando diversi grattacapi per gli abitanti della zona soprattutto nel week-end, quando gli orari si allungano a dismisura. Inutile negarlo. Ma adesso si torna indietro: la sentenza è chiara, altrettanto chiaro è il percorso che aspetta la libreria e i suoi lavoratori.

In un centro storico in cui apprendo l’imminente apertura di Eataly nei locali della Libreria Martelli, in cui Il Gambrinus lascia il posto all’Hard Rock, in cui Ricordi si tramuta in distributore di capsule per caffè à-la-page al retrogusto di George Clooney, in cui Edison saluta tutti per la mela più diffusa al mondo, in cui (quasi) tutti i Cinema hanno subìto la metamorfosi in supermarket, la decisione non mi sorprende. Affatto. Ed è forse qui che risiede la vera questione per Firenze: un centro storico che in gran parte è mutato in una sorta di suk dalle insegne luminose e dalle vetrine rassicuranti per maniaci dello shopping. È già successo, progressivamente. Una normalizzazione al sapore di branding.

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E la cultura, l’intrattenimento? Pensandoci un po’, nei tempi moderni questa piccola città è diventata grande più o meno 30 anni fa. Tempi in cui la (contro)cultura del movimento new-wave rifiutò il modello consumista-edonista reaganiano, o l’equivalente tragicomico che sparigliava nelle Tv private di tutta Italia. Una Firenze trasformatasi in una piccola ma invidiata capitale culturale europea, grazie ad un humus anti-conformista che ebbe la sua consacrazione proprio negli spazi del centro cittadino, nei cinema e nelle sale prove come nelle vetrine dei negozi più bizzarri e provocatori. Un’identità culturale diffusa che viveva di spazi, di piccole porzioni di Firenze.

E così, pensando ad oggi, mi rimbalzano in testa alcuni dubbi: cosa rimane di tutto ciò, di un’identità cittadina? Un centro tanto scintillante quanto alienante degno di Fritz Lang? La caotica movida in Santa Croce (che probabilmente aumenterà ancora di più)? I nuovi epigoni del junk-food alla Stazione? O i supermercati nelle sale di Francesco Nuti? Questo ancora non lo so. E forse è soltanto un’amara riflessione. Nel frattempo il messaggio è netto: shut up, Firenze.

credits foto: arestlessvegan.blogspot.com (cover)