Demolizione per Central Park e Meccanò: addio a due pezzi di storia di Firenze

Sette ore. È più o meno il tempo che passa dall’inizio di una “serata” ai primi bagliori dell’alba. Lo stesso tempo che ha portato la Giunta di Palazzo Vecchio a decidere negli scorsi giorni l’abbattimento di Meccanò e Central Park.

Demolizione. Ultima corsa verso il paradiso delle discoteche storiche della città.

Sì, siamo in lista “Cento Luoghi”: così si chiama l’elenco di locali, giardini, parchi, edifici che, secondo il Comune, sono da riqualificare. Tra questi, appunto, i due templi del divertimento nostrano.

Al posto dei due “colossi del rumore” verrà costruito il Parco della Musica del Maggio Musicale Fiorentino, un’istituzione cittadina che non richiede rumori molesti nelle vicinanze.

Saranno contenti i bambini; un pò meno i genitori che da “pischelli” ci ballavano in quei posti. Che magari hanno conosciuto l’anima gemella. Che dovevano chiedere per favore babbo, per favore mamma, mandatemi a ballare. Sì sì, torno presto. No, non vi preoccupate, non bevo.

E già si scaldavano gli ombretti per bistrare gli occhi, fiumi di mascara, scarpe col tacco capaci di resistere al dancefloor di quello duro. Che non so se avete mai provato il piacere di camminare agevolmente nel dehors del Parco Centrale, sassolini e radici degli alberi che pareva un addestramento militare alla guerra dello stiletto.

E le ballerine sul cubo, sempre molto belle, sempre molto ammiccanti, a polverizzare sul pubblico sotto di loro polvere di ormone. Tante Trilli del divertimento pronte a far pulsare luoghi da ritmi elettro compulsivi, ma mica sempre.

C’erano (ci sono? la memoria storica effettivamente si ferma a qualche anno fa) varie tipologie di serate.

Ci è passata house , fra quelle mura, techno oltre il muro del suono. Commercialone. Maracaibo. Coccoluto e dj ultimo grido. Una cosa è certa: la legge del tunz tunz può piacere e non piacere,  influenzata da mode, musiche e stile di vita. Un giorno balli tutto preso bene un ritmo, poi dopo non ti emoziona più. E’ un ciclo naturale.

Fatto sta che sulle ceneri dei mozziconi spenti per terra in passato e dell’abbattimento dei locali sorgeranno un ristorantino con piano bar e bagni-doccia per i fruitori del Parco delle Cascine: questo è nel bando. Non si sbanderà più nel polmone verde della città.

A cura di Simona Santelli e Niccolò Scelfo
Foto: Andrea Minnella